CallMat Matera, 350 posti a rischio: sindacati alzano livello della mobilitazione

Scritto il 22/09/2026
da Redazione

Le organizzazioni chiedono un tavolo con TIM, Regione, Governo e azienda: “Il lavoro non si cancella, Matera non si arrende”


Trecentocinquanta posti di lavoro e il futuro di un intero sito produttivo al centro di una vertenza che entra in una fase ancora più delicata. Dopo l’annuncio di CallMat dell’avvio dei licenziamenti per i lavoratori della sede di Matera, SLC-CGIL, FISTEL-CISL, UILFPC-UIL e UGL Telecomunicazioni Basilicata, insieme alla RSU aziendale, annunciano un’intensificazione della mobilitazione.

Secondo quanto riferito dalle organizzazioni sindacali, dall’incontro convocato nell’ambito delle procedure di raffreddamento sarebbe emersa la volontà dell’azienda di proseguire con l’invio delle lettere di licenziamento. Alla base della crisi viene indicata la riduzione delle attività legate alla commessa TIM e, in particolare, la prospettata mancata prosecuzione dei volumi destinati al sito materano.

“Non possiamo limitarci a prendere atto della crisi”

I sindacati sottolineano come la vertenza sia aperta da oltre due anni e chiedono ora che tutti i soggetti coinvolti tornino attorno allo stesso tavolo. “Di fronte a questa situazione, la posizione delle organizzazioni sindacali è netta: non ci stiamo. C’è, tuttavia, un elemento che deve essere chiarito e che rende ancora più urgente un intervento di tutti i soggetti coinvolti. CallMat, in questi anni, ha sempre dichiarato e dimostrato la volontà di restare a Matera, continuare a produrre e mantenere il proprio presidio occupazionale sul territorio. Oggi l’azienda comunica che quelle condizioni non esistono più”.

Per Anna Russelli della SLC-CGIL, Vincenzo Piccinni della FISTEL-CISL, Giovanni Letterelli della UILFPC-UIL e Pino Giordano della UGL Telecomunicazioni, insieme alla RSU CallMat, il punto da cui ripartire è quindi la ricerca delle condizioni necessarie per mantenere l’attività a Matera.

La richiesta a TIM

Una parte centrale delle rivendicazioni riguarda il ruolo della committenza. Le organizzazioni chiedono che TIM partecipi direttamente al confronto e chiarisca prospettive, volumi e strategie future legate al sito. “TIM deve assumersi la propria parte di responsabilità e partecipare al tavolo della vertenza. Non è accettabile che le conseguenze occupazionali delle scelte della committenza ricadano esclusivamente sui lavoratori e sul territorio”.

La riduzione delle commesse TIM è stata indicata anche nei precedenti passaggi della vertenza come uno degli elementi alla base della crisi occupazionale del sito.

I sindacati chiedono di verificare la possibilità di individuare nuovi volumi, commesse e attività, oltre a utilizzare le opportunità offerte dalla trasformazione digitale e le professionalità già presenti nello stabilimento. “Il nostro obiettivo non è lo scontro con CallMat. Il nostro obiettivo è difendere il lavoro. Per questo riteniamo che la chiusura del progetto e il licenziamento di 350 persone non possano essere considerati un esito inevitabile”.

Appello a Regione, Governo e MIMIT

La richiesta è quella di arrivare a un tavolo nazionale che riunisca Ministero delle Imprese e del Made in Italy, Regione Basilicata, Prefettura di Matera, CallMat, TIM e organizzazioni sindacali.

Alla Regione viene chiesto di promuovere immediatamente un nuovo confronto e di sollecitare un piano finalizzato alla salvaguardia dell’occupazione, mentre al Governo e al MIMIT viene domandato un intervento diretto sulla vertenza.

Anche nei giorni scorsi istituzioni locali e rappresentanti politici avevano sollecitato la ripresa del confronto dopo l’annuncio dei licenziamenti.

“La mobilitazione comincia adesso”

Le quattro sigle sindacali e la RSU annunciano iniziative nelle sedi istituzionali e sul territorio, con il coinvolgimento dei lavoratori e delle forze sociali. “Non accetteremo che Matera perda lavoro. Non accetteremo che 350 famiglie paghino il prezzo di scelte industriali sulle quali non hanno alcuna responsabilità. Non accetteremo che la riduzione dei volumi della committenza diventi automaticamente una sentenza di disoccupazione”.

Il messaggio conclusivo delle organizzazioni è altrettanto netto: “CallMat ha fatto la sua parte. I lavoratori hanno fatto la loro parte. Adesso tocca a TIM, alla Regione e al Governo fare la loro. Perché il lavoro non si difende con le dichiarazioni. Si difende con le scelte. La vertenza non è finita. La mobilitazione comincia adesso. Finché ci sarà un posto di lavoro da difendere, noi saremo lì a difenderlo”.