Dallo spaccio al turismo e alla ristorazione, fino alle verifiche sulle associazioni che ricevono fondi pubblici: nel suo discorso dedicato a Cataldo Motta, il prefetto di Lecce richiama l’attenzione sulle nuove forme di infiltrazione mafiosa nel Salento.
La Sacra Corona Unita è stata sconfitta nella sua struttura «verticistica ed unitaria», ma i gruppi criminali a essa riconducibili continuano a operare. È il quadro tracciato dal prefetto di Lecce, Natalino Manno, durante l’incontro del 26 settembre dedicato a Cataldo Motta, il magistrato che ha guidato la lotta alla criminalità organizzata salentina.
Secondo Manno, i sodalizi hanno raggiunto una «pax mafiosa» dagli equilibri precari, legata alla spartizione delle piazze di spaccio. I proventi della droga, ha spiegato, vengono poi riciclati attraverso nuove attività commerciali, in particolare nel turismo, nella ristorazione e nell’intrattenimento. Per questo la Prefettura ha rafforzato gli accertamenti antimafia sulle attività soggette ad autorizzazione: le richieste di documentazione inserite dai Comuni nella banca dati nazionale, ha riferito il prefetto, sono passate da zero a oltre 600.
Nel suo intervento Manno ha descritto anche il ruolo assunto da mogli, figlie e altre familiari degli esponenti criminali detenuti. Secondo il prefetto, alcune gestiscono gli incassi e trattano alleanze con la ’ndrangheta e con organizzazioni straniere, mentre ordini dai capi clan continuerebbero ad arrivare dal carcere attraverso telefoni introdotti illegalmente. Ha poi richiamato l’attenzione su eventi culturali e iniziative associative che possono essere usati per costruire consenso e dare ai clan un’apparenza di rispettabilità.
«Stiamo facendo le verifiche antimafia sui soggetti che fanno parte delle pro loco e associazioni culturali beneficiarie di contributi pubblici», ha dichiarato Manno. Il rischio indicato dal prefetto è che il consenso così acquisito diventi anche «merce di scambio elettorale».
La capacità di infiltrazione, ha aggiunto, passa attraverso servizi offerti sul territorio, dal recupero forzoso dei crediti alla guardiania, dalla sicurezza ai parcheggi durante le feste patronali. Manno ha citato inoltre prestiti usurari con tassi del 10% mensile e il ricorso a professionisti, società e cooperative per reimmettere nell’economia legale denaro di provenienza illecita. A sostegno di questa analisi ha richiamato l’operazione «Ultima fermata» e le sei interdittive antimafia recentemente adottate dalla Prefettura.
Il discorso si è chiuso con un appello a contrastare la normalizzazione della presenza mafiosa. I capi clan, ha osservato Manno, possono presentarsi come benefattori, offrire lavoro e proporsi come mediatori dei conflitti per riaffermare il proprio potere, soprattutto agli occhi dei più giovani.
Da qui il richiamo all’esempio di Cataldo Motta, ringraziato dal prefetto per aver contribuito a spezzare paura e omertà e ad avvicinare i cittadini alle istituzioni. La vigilanza, ha sottolineato Manno, richiede ancora oggi l’impegno congiunto di magistratura, forze di polizia, professionisti, associazioni e comunità locali.

