Il gip di Bari Giuseppe Montemurro ha respinto lo scorso 24 aprile la richiesta di arresti domiciliari nei confronti di Nicola Bonasia, ormai ex sindaco di Modugno (Bari), indagato per scambio elettorale politico-mafioso e corruzione elettorale relativamente ai presunti accordi illeciti stretti per le elezioni comunali del 2020. La decisione del gip ha preceduto di qualche giorno la notifica, avvenuta il 7 maggio, nei confronti dei 14 indagati dell’avviso di conclusione delle indagini da parte del pm della Dda Fabio Buquicchio. L’arresto era stato chiesto anche per gli indagati Cosimo Damiano Annoscia e Adriana Diomede.
Il gip, infatti, non ha ritenuto “attuale e concreto il pericolo di recidiva”, né “sussistono esigenze cautelari concretamente ravvisabili” nei confronti dei tre. Il giudice ha notato come, nel frattempo, “Bonasia ha rimesso tutte le deleghe” e “non parteciperà alla competizione elettorale” dei prossimi 24 e 25 maggio. “La situazione esistente nell’anno 2020, dunque, è radicalmente mutata”. A convincere il gip, anche la circostanza che la proposta di scioglimento del Comune, presentata dalla commissione d’accesso insediatasi dopo l’arresto dell’ex assessore Antonio Lopez, non è stata accolta dal ministero dell’Interno, “dagli accertamenti ispettivi essendo emersi profili di irregolarità non giustificanti lo scioglimento e il commissariamento ipotizzati”.
“Il clamore mediatico determinato dalla discovery dell’indagine – scrive il gip -, la consapevolezza del Bonasia di essere indagato per i fatti del 2020, privano di concretezza il pericolo di recidiva viepiù alla luce dell’attività di vigilanza che il Ministero dell’Interno eserciterà sulla amministrazione comunale. Estremamente significativa – continua il gip – è d’altronde l’assenza di qualsiasi ‘traccia’ di rinnovati accordi illeciti e finanche di iniziative finalizzate ad imbastirli nel dispositivo telefonico del Bonasia”.
Per l’accusa, Bonasia avrebbe – attraverso l’intermediazione di Lopez, arrestato a novembre – accettato la promessa da parte di tre membri del clan Parisi di Bari di procurare voti per il ballottaggio dell’ottobre 2020 in cambio di posti di lavoro. Lopez, per conto proprio, avrebbe anche consegnato del denaro a membri del clan in cambio di voti. Per la Dda, Bonasia avrebbe stipulato lo stesso patto anche con l’indagata Adriana Diomede (ritenuta referente del clan Diomede) in cambio della candidatura di sua figlia, Lucia Bosco, al consiglio comunale di Modugno. Bonasia e Lopez avrebbero anche stretto accordi di questo tipo anche con persone non appartenenti alla criminalità organizzata.
Mafia e politica, respinta richiesta arresto per ex sindaco di Modugno
Scritto il 12/05/2026
da Domenico Brandonisio

