Dalla tastiera allo schermo, la minaccia corre in rete. E può assumere il peso di un’intimidazione reale quando prende di mira chi combatte la criminalità organizzata. È quanto accaduto al procuratore di Bari Roberto Rossi, destinatario di pesanti minacce di morte pubblicate sui social, firmate da un utente che si dichiara foggiano.
Sotto il post che rilanciava l’intervista sono comparsi messaggi espliciti: «Vieni a Foggia, vieni e vedi la mafia che cosa ti combina», fino al riferimento ai proiettili.
Ma al di là della gravità del singolo episodio, c’è una questione che riguarda il modo in cui oggi si comunica. I social hanno moltiplicato le possibilità di esprimere opinioni, manifestare dissenso, partecipare al dibattito pubblico. Ma hanno anche reso immediata e potenzialmente incontrollata la diffusione di messaggi aggressivi, spesso affidati a profili dietro i quali si pensa di poter nascondere la propria identità. Un fenomeno sul quale interviene lo stesso procuratore Rossi, e il viceministro alla giustizia Francesco Paolo Sisto.

