Puccillo apre al confronto sulle misure previste dalla legge di bilancio, ma chiede regole chiare per le indennità. Restano aperte le questioni della sicurezza, del lavoro usurante e delle malattie professionali
Un sistema di sostegno al reddito costruito sulle esigenze dei lavoratori della pesca, superando i limiti degli ammortizzatori sociali attualmente disponibili. È la prospettiva aperta dalle disposizioni contenute nella prossima legge di bilancio, che prevedono per il settore ittico la possibilità di accedere alle prestazioni della Gestione delle prestazioni temporanee ai lavoratori dipendenti istituita presso l’INPS.
La FLAI CGIL accoglie favorevolmente l’iniziativa, ma chiede che il nuovo meccanismo venga accompagnato da regole precise e rapidamente applicabili, per evitare che le tutele rimangano soltanto sulla carta. “Si tratta di un passaggio rilevante, che intercetta una rivendicazione storica della nostra organizzazione”, dichiara Antonio Puccillo, capo dipartimento Pesca della FLAI CGIL.
Superare i limiti della CISOA Pesca
La richiesta di uno strumento specifico per il comparto nasce dalle difficoltà incontrate nell’applicazione della CISOA, il sistema di integrazione salariale originariamente concepito per il lavoro agricolo. Secondo il sindacato, le caratteristiche dell’attività marittima richiedono forme di tutela differenti, capaci di considerare i periodi di fermo e le peculiarità della retribuzione dei pescatori.
La FLAI CGIL sostiene da anni la necessità di un fondo unico di settore. Tra le proposte condivise figura quella avanzata nel 2017 dall’allora parlamentare Gessica Rostellato, relativa all’istituzione del fondo FOSPE. Il nuovo intervento previsto nella manovra economica potrebbe rappresentare un passo verso un sistema più adeguato, ma restano diversi aspetti da definire.
“Chiarire subito le condizioni per ottenere l’indennità”
Per Puccillo, uno dei passaggi fondamentali riguarda l’individuazione delle circostanze che consentiranno ai lavoratori di accedere al sostegno economico. “In attesa del varo definitivo della manovra economica, è indispensabile accelerare l’iter per rendere tale opportunità concretamente fruibile intervenendo sulla definizione delle causali che danno accesso al trattamento”.
Il sindacato chiede inoltre un confronto stabile con l’INPS, affinché le modalità di applicazione tengano conto dell’organizzazione del lavoro a bordo. Puccillo considera necessario “instaurare un canale di confronto costante con il Comitato amministratore della Gestione prestazioni temporanee dell’INPS, condividendo ogni elemento conoscitivo utile a comprendere a pieno la natura del lavoro a bordo e le specificità del comparto ittico”.
Indennità all’80%, resta il nodo del calcolo
Tra le questioni ancora irrisolte figura il criterio da utilizzare per determinare la retribuzione media sulla quale calcolare l’indennità pari all’80%, prevista per i periodi di fermo o inattività. Nel settore della pesca, infatti, le retribuzioni possono variare sensibilmente da un mese all’altro, rendendo necessario individuare un metodo di calcolo che rappresenti correttamente il reddito dei lavoratori.
Si tratta di una criticità già emersa con l’introduzione della CISOA Pesca attraverso la legge di bilancio 2022, che modificò l’articolo 8 della legge 457 del 1972, e successivamente affrontata anche dalla legge 70 del 7 maggio 2026. Per la FLAI CGIL, definire questo aspetto sarà determinante per garantire che il nuovo ammortizzatore sociale produca benefici effettivi.
Sicurezza e lavoro usurante, le altre richieste
L’apertura sui sostegni al reddito non esaurisce le rivendicazioni del sindacato, che intende proseguire il confronto anche sulle condizioni di lavoro nel comparto marittimo. “Siamo disponibili a collaborare su questi tavoli per dare al settore gli ammortizzatori sociali attesi da anni”, afferma Puccillo, confermando al tempo stesso la volontà di non abbassare la guardia sulle altre emergenze.
Tra le priorità figurano la piena applicazione del Testo Unico sulla sicurezza sul lavoro (D.Lgs. 81/2008), il riconoscimento del lavoro marittimo come attività usurante e una revisione delle tabelle relative alle malattie professionali. Su quest’ultimo punto, la FLAI CGIL denuncia procedure di riconoscimento ancora troppo lunghe e complesse, chiedendo un sistema di tutela maggiormente rispondente ai rischi e alle condizioni operative dei lavoratori della pesca.

