Il presidente dell’Ordine Giovanni Caputo denuncia gli effetti del consumo di suolo: nel 2025 altri 1.198 ettari cementificati. Allagamenti in numerosi comuni, dai sottopassi di Bari al Foggiano e al Salento
Strade trasformate in corsi d’acqua, sottopassi allagati e automobilisti bloccati. Le intense precipitazioni che stanno interessando la Puglia riportano al centro il problema della sicurezza del territorio, ma per l’Ordine dei Geologi della Puglia la gravità dei disagi non dipende soltanto dalla quantità di pioggia.
A pesare è soprattutto il consumo di suolo, che riduce la capacità del terreno di assorbire l’acqua e aumenta il rischio di allagamenti nelle aree urbanizzate. A denunciarlo è Giovanni Caputo, presidente dell’Ordine regionale, che chiede interventi strutturali e una diversa pianificazione delle città.
Da Bari al Salento, allagamenti e disagi
“Continui allagamenti in Puglia, in questo momento con strade invase dall’acqua. Dietro gli allagamenti c’è il suolo che consumiamo. L’Ordine dei Geologi di Puglia esprime vicinanza alle comunità colpite”. Caputo descrive una situazione che ha coinvolto numerosi centri della regione, con sottopassi invasi dall’acqua e difficoltà alla circolazione.
“Sottopassi allagati e auto bloccate a Bari, dopo i danni nel Foggiano a Lesina e Poggio Imperiale nella notte tra il 30 e il 31 ottobre. Oggi l’allerta arancione interessa tutta la regione, con scuole chiuse a Lecce, Brindisi e San Severo, parchi e cimiteri chiusi, Barletta e Monopoli in allerta per sottopassi e strade a rischio”.
Nelle ultime settimane, secondo quanto riferito dall’Ordine, problemi legati al maltempo sono stati registrati anche a Taranto, Ginosa, Mottola, Massafra, Fasano e Alberobello, oltre che in diversi comuni salentini, tra cui Nardò, Gallipoli e Porto Cesareo.
“La pioggia è l’innesco, il problema è il suolo consumato”
Per il presidente dei geologi pugliesi, gli episodi di allagamento sono strettamente legati alla progressiva impermeabilizzazione del territorio, che altera il naturale deflusso delle acque. “La pioggia intensa è l’innesco, ma la causa dei danni è il suolo naturale che abbiamo consumato. Ogni volta che un temporale si abbatte su un territorio impermeabilizzato, l’acqua scorre in superficie verso sottopassi, quartieri e campagne”.
I numeri citati da Caputo descrivono un fenomeno particolarmente rilevante in Puglia. “Il Rapporto ISPRA-SNPA 2026 certifica che nel 2025 la Puglia ha consumato altri 1.198 ettari, circa 3,3 al giorno, terza regione in Italia. Il suolo consumato è ormai l’8,18% del territorio regionale, contro il 7,19% della media nazionale”.
Una percentuale superiore alla media italiana che, secondo l’Ordine, rende necessario ripensare le trasformazioni urbanistiche e le strategie di prevenzione del rischio idrogeologico.
Stop a nuovo cemento e manutenzione dei canali
Le proposte dei geologi partono dalla necessità di limitare l’ulteriore consumo di suolo, privilegiando il recupero delle aree già urbanizzate rispetto alla realizzazione di nuove superfici impermeabili. Tra le priorità indicate figurano anche la depavimentazione dei terreni compromessi, il rispetto del principio di invarianza idraulica nelle nuove trasformazioni e la manutenzione periodica delle lame e dei canali, soprattutto prima delle stagioni più piovose.
L’Ordine chiede inoltre l’aggiornamento delle mappe delle aree allagabili e sopralluoghi geologici successivi agli eventi meteorologici più intensi, per individuare eventuali criticità e programmare gli interventi necessari. “La prevenzione costa molto meno dell’emergenza”, conclude Caputo, indicando nella pianificazione territoriale lo strumento fondamentale per ridurre i danni provocati dalle precipitazioni e migliorare la sicurezza delle città pugliesi.

