Resta in carcere Emmanuel Greco, il 32enne di Surbo accusato di omicidio volontario e occultamento del cadavere di Antimo Mazzotta, il pensionato di 78 anni trovato senza vita in un pozzo a Torre Rinalda. Il gip Luca Scuzzarella ha disposto la custodia cautelare dopo l’interrogatorio, ritenendo non credibile la ricostruzione dell’indagato sullo sparo che ha ucciso l’anziano.
Greco ha ammesso di avere esploso il colpo mortale e di avere successivamente nascosto il corpo. Ha sostenuto, tuttavia, che la pistola avrebbe sparato accidentalmente durante una colluttazione. Una versione che, secondo il giudice, contrasta con gli elementi raccolti nel corso delle indagini.
La vicenda risale al 25 ottobre, quando il 32enne si sarebbe recato nella villetta di Mazzotta, in via Torre San Giovanni, per discutere di un intervento idraulico sull’autoclave. Il pensionato, insoddisfatto del risultato, chiedeva indietro i circa 300 euro versati per il lavoro.
Secondo quanto riferito da Greco nell’interrogatorio, il confronto sarebbe degenerato: Mazzotta lo avrebbe colpito con un tubo di plastica, prima al fianco e poi al volto. Il 32enne avrebbe quindi estratto la pistola e sparato verso terra per intimidirlo. Il secondo colpo, quello fatale, sarebbe partito involontariamente mentre tentava di ripararsi dall’aggressione.
Il gip ha evidenziato diversi elementi che non coincidono con questo racconto, a partire dall’assenza di lesioni o lividi compatibili con i colpi che l’indagato sostiene di avere ricevuto. Anche la posizione dell’arma al momento dello sparo, nella valutazione del giudice, sarebbe difficilmente conciliabile con quella descritta da Greco: per colpire il pensionato alla testa, le braccia avrebbero dovuto essere protese, anziché raccolte a protezione del corpo. Sulla dinamica proseguono comunque gli accertamenti balistici.
L’autopsia, eseguita dal medico legale Alberto Tortorella su incarico del pubblico ministero Luigi Mastroniani, ha accertato che Mazzotta è stato colpito al volto da distanza ravvicinata. Il proiettile ha attraversato la colonna cervicale e si è fermato nel collo, dove è stato recuperato.
Nella decisione sulla misura cautelare assumono rilievo anche le azioni successive alla morte. Greco ha raccontato di avere caricato il cadavere su una carriola, di averlo trasportato fino al pozzo e di averlo gettato all’interno, richiudendo il coperchio. Avrebbe poi utilizzato una pompa per l’irrigazione per eliminare il sangue.
Il corpo è stato scoperto dai carabinieri il 27 ottobre, seguendo le tracce ematiche e i segni di trascinamento presenti all’esterno dell’abitazione. È stato lo stesso indagato a indicare successivamente il nascondiglio della pistola, recuperata nelle campagne di Surbo sotto alcuni conci di tufo. L’arma è una semiautomatica Bruni modello 84, originariamente a salve e modificata nella canna, rinvenuta insieme a munizioni e bossoli.
Un altro capitolo dell’inchiesta riguarda le testimonianze dei vicini. L’uomo che aveva presentato Greco a Mazzotta per i lavori ha riferito di averlo visto nel primo pomeriggio del 25 ottobre, prima che raggiungesse la casa del pensionato. Poco dopo, lui e la moglie avrebbero sentito delle urla e osservato Mazzotta sulla veranda mentre cercava di colpire qualcuno con un bastone, senza distinguere chi avesse davanti.
Dopo circa dieci minuti, secondo la testimonianza, Greco sarebbe tornato sudato e agitato, dicendo: «Ho risolto, ora non vi darà più fastidio, me la sono vista brutta».
Proprio su quei momenti avrebbero potuto fornire riscontri le telecamere dei vicini, dotate anche di registrazione audio. Le immagini del 25 ottobre, però, non sono disponibili. Occorrerà stabilire se siano state cancellate automaticamente dall’impianto oppure attraverso un intervento diverso. Al momento non risultano elementi per attribuire a qualcuno la responsabilità della cancellazione. Restano inoltre da recuperare il Dvr e il router dell’impianto presente nell’abitazione della vittima.
Il giudice ha escluso un concreto pericolo di fuga, ma ha ravvisato il rischio di reiterazione del reato e di inquinamento delle prove, tenendo conto anche dei rapporti con i testimoni e delle verifiche ancora aperte. Da qui la decisione di mantenere Greco in carcere.

