BARI – Due omicidi di matrice mafiosa, quattro persone coinvolte nell’inchiesta e due misure cautelari eseguite all’alba. Nuovi sviluppi nelle indagini sui delitti commessi nel 2021 a Bari e a Canosa di Puglia, con un’operazione coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Bari e condotta dai Carabinieri e dalla Polizia di Stato. Al centro dell’attività investigativa, l’omicidio di Ivan Lopez e la scomparsa di Sabino Servarolo, ritenuto dagli inquirenti vittima di lupara bianca. Nel corso del blitz sono stati sequestrati anche denaro contante e sostanze stupefacenti.
L’inchiesta coinvolge, allo stato delle indagini, quattro persone ritenute a vario titolo coinvolte nei due episodi. Due di loro, Antonio Manzari e Francesco Martiradonna, ritenuti collegati all’omicidio Lopez, sono state raggiunte da provvedimenti cautelari. Le operazioni hanno visto impegnati il Comando provinciale dei Carabinieri di Bari, le Questure di Bari e della Bat, la S.I.S.C.O. di Bari e il Commissariato di Polizia di Canosa di Puglia. Per l’omicidio di Sabino Selvarolo, scomparso cinque anni fa a Canosa di Puglia e ritenuto vittima di lupara bianca, sono stati raggiunti da un provvedimento di custodia cautelare in carcere Sabino Carbone e Claudio Pellegrino, ritenuti mandante ed esecutore materiale del delitto.
Rossi: “La criminalità esercita il predominio attraverso la violenza”
Ad aprire la conferenza stampa in Procura a Bari è stato il procuratore capo Roberto Rossi, che ha sottolineato il significato dell’indagine nel ricostruire i meccanismi di controllo del territorio da parte della criminalità organizzata.
“Due misure cautelari al termine di un’indagine che ha posto in risalto le modalità con cui la criminalità organizzata esercita il proprio predominio sul territorio, attraverso l’utilizzo della violenza, anche in modo sproporzionato”, ha dichiarato Rossi.
Il procuratore ha richiamato anche la logica con cui, all’interno delle organizzazioni criminali, vengono prese decisioni sulla sorte delle persone, attraverso una sorta di tribunale interno al gruppo. Particolarmente grave, in questo quadro, il fenomeno della lupara bianca, definito un atto di estrema violenza.
Rossi ha quindi lanciato un messaggio contro il mito dell’invincibilità delle organizzazioni mafiose: «All’interno delle organizzazioni criminali esiste il mito dell’invincibilità. Questo non è vero». Il procuratore ha infine ringraziato Carabinieri e Polizia per il lavoro svolto.
Il delitto Lopez e l’alibi organizzato nei dettagli
A entrare nel merito delle indagini è stato il procuratore Giuseppe Gatti, che ha descritto i due episodi come espressione di un modello mafioso di tipo militare, fondato sulla violenza e sul controllo del territorio.
L’omicidio di Ivan Lopez viene inquadrato dagli investigatori nelle dinamiche della mafia barese e nella fase di maggiore tensione tra gruppi criminali. Secondo quanto illustrato durante la conferenza stampa, uno degli aspetti centrali dell’inchiesta riguarda la costruzione di un articolato alibi per il presunto esecutore materiale del delitto. Secondo gli investigatori, Manzari sarebbe stato l’autore materiale dell’omicidio, mentre Martiradonna è indagato per concorso morale.
L’uomo, secondo la ricostruzione investigativa, si sarebbe trovato a Torino per assistere alla partita di calcio tra Juventus e Chelsea. Per sostenere questa ricostruzione sarebbe stata predisposta una complessa rete di accorgimenti, con passaggi di telefoni cellulari in determinate zone, prenotazioni alberghiere e contenuti pubblicati su TikTok. Alla gara, tuttavia, avrebbe assistito il solo Martiradonna, portando con sé un cellulare utilizzato da Manzari per agganciare le cellule telefoniche di Torino e fornire un alibi al presunto esecutore materiale dell’omicidio.
Un’organizzazione definita dagli inquirenti maniacale, ricostruita attraverso un’attività investigativa complessa che si è avvalsa di intercettazioni, immagini delle telecamere di videosorveglianza e dichiarazioni di collaboratori di giustizia.
La violenza della “lupara bianca”
L’altro filone dell’inchiesta riguarda Sabino Servarolo, scomparso nel settembre 2021, circa un mese dopo l’omicidio Lopez. Per gli investigatori, l’uomo sarebbe stato vittima di lupara bianca, una pratica criminale che punta a eliminare la vittima facendo sparire il corpo per ostacolare le indagini e rendere più difficile l’accertamento dei fatti.
Secondo quanto riferito dal procuratore Gatti, il caso si inserisce in un quadro più ampio di episodi analoghi registrati negli ultimi anni: quello di Servarolo sarebbe il quinto caso di lupara bianca preso in considerazione in tale contesto.
Gli investigatori ipotizzano inoltre che dietro il progetto criminale vi fosse una strategia di espansione del potere mafioso nel territorio di Canosa di Puglia. Un’ipotesi che, insieme alla ricostruzione delle responsabilità individuali, è al centro degli approfondimenti investigativi.
Gatti ha evidenziato anche l’importanza della collaborazione tra le Procure di Bari, Trani e Foggia, sottolineando il valore del coordinamento investigativo per affrontare fenomeni criminali che si sviluppano su territori diversi.
Le indagini e la collaborazione dei cittadini
L’attività investigativa ha richiesto un lavoro articolato, basato sull’incrocio di diversi elementi probatori. Oltre alle immagini dei sistemi di videosorveglianza e alle intercettazioni, un contributo sarebbe arrivato dalle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia e dalla collaborazione di alcuni cittadini, favorita anche dalla pressione esercitata dalle forze dell’ordine sul territorio.
Un insieme di elementi che ha consentito agli investigatori di approfondire le dinamiche dei due episodi e di arrivare all’esecuzione delle misure cautelari nei confronti di due delle quattro persone coinvolte nell’indagine.
Gargano: “O si finisce ammazzati oppure assicurati alla giustizia”
Il questore di Bari, Annino Gargano, ha rimarcato il significato dell’operazione, soffermandosi sulle conseguenze delle dinamiche mafiose e sul lavoro delle forze dell’ordine.
“Questa indagine così complessa ci consegna una certezza: non c’è scampo, o si finisce ammazzati oppure assicurati alla giustizia”, ha dichiarato.
Il generale Gianluca Trombetti, comandante provinciale dei Carabinieri di Bari, ha infine precisato che l’inchiesta non riguarda l’omicidio di Donatella Lopez, avvenuto a Bisceglie, escludendo così possibili collegamenti tra i due casi.
L’operazione segna un nuovo passaggio investigativo nella ricostruzione delle dinamiche criminali che hanno attraversato il Barese nel 2021. Le responsabilità delle persone coinvolte dovranno essere accertate nelle sedi giudiziarie competenti, nel rispetto della presunzione di innocenza.

