Acciaierie d’Italia esclude la chiusura degli stabilimenti e annuncia il richiamo di lavoratori dalla cassa integrazione. Urso conferma l’arrivo delle prime bramme. Giovedì la protesta si sposta a Bari, davanti alla Regione Puglia
Gli stabilimenti ex Ilva di Taranto, Genova e Novi Ligure non chiudono. La rassicurazione arriva dai commissari straordinari di Acciaierie d’Italia, che intervengono nella tarda serata di mercoledì 14 ottobre, mentre prosegue la mobilitazione dei lavoratori contro le misure contenute nel nuovo decreto del Governo.
La comunicazione chiarisce le intenzioni dell’amministrazione straordinaria sulla continuità delle attività industriali, ma non interrompe gli scioperi. Fim, Fiom, Uilm e Usb chiedono garanzie sulla ripresa produttiva, sugli investimenti e sul futuro occupazionale dell’intero gruppo.
I commissari: “Le fermate tecniche non significano chiusura”
La nota di Acciaierie d’Italia distingue le sospensioni temporanee necessarie alla gestione degli impianti da un’eventuale cessazione delle attività. “Gli stabilimenti di Taranto e Genova proseguono la produzione e la manterranno anche nei mesi a venire, richiamando dalla cassa integrazione straordinaria il personale necessario. Per Novi Ligure stiamo lavorando a una soluzione analoga. Le interruzioni tecniche di breve durata, previste nel passaggio tra le diverse lavorazioni, rientrano nella programmazione industriale e non rappresentano la chiusura degli impianti”.
I commissari confermano inoltre l’attivazione di interventi destinati a limitare le conseguenze della riduzione produttiva. “Abbiamo avviato un programma di misure per ridurre l’impatto della contrazione delle attività, preservare quanto più possibile l’occupazione e garantire attenzione anche alle imprese dell’indotto”.
Il decreto non convince i sindacati: avanti con lo sciopero
Le rassicurazioni dell’amministrazione straordinaria arrivano al termine della terza giornata consecutiva di mobilitazione. A Taranto i lavoratori continuano a presidiare le strade, trascorrendo anche la notte all’aperto. La protesta prosegue nonostante l’approvazione del decreto legge con cui il Governo ha previsto nuove misure di sostegno al reddito e risorse per mantenere gli impianti dell’area a caldo in condizioni di preriscaldo.
Per i sindacati, tuttavia, gli ammortizzatori sociali non possono sostituire un piano di rilancio della siderurgia. “Le disposizioni varate dall’esecutivo non rispondono completamente alle richieste che abbiamo presentato. Mancano ancora garanzie adeguate sulle prospettive industriali e occupazionali: è per queste ragioni che continueremo la mobilitazione”, ribadiscono Fim, Fiom, Uilm e Usb. Il provvedimento prevede circa 41 milioni di euro per preservare la funzionalità degli impianti, in attesa degli sviluppi giudiziari legati alla pronuncia della Corte di Cassazione del 20 ottobre.
Meloni: “Continuiamo a lavorare per il futuro industriale di Taranto”
Nel corso della replica al Senato, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha difeso gli interventi adottati dall’esecutivo, rivendicando l’impegno per la salvaguardia dello stabilimento siderurgico. “Abbiamo lavorato senza interruzioni per mettere in sicurezza il futuro della principale acciaieria europea. L’ultimo decreto dimostra quanto sia articolato l’intervento che stiamo portando avanti, ma il nostro lavoro non termina con questo provvedimento. Vogliamo assicurare a Taranto una prospettiva industriale e mantenere in Italia la continuità della produzione siderurgica”.
Urso: “Arrivate le prime bramme per Taranto”
Novità anche sul fronte dell’approvvigionamento delle materie prime, considerato essenziale per mantenere operative le linee di lavorazione. Intervenendo alla Camera, il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso ha annunciato l’arrivo delle prime navi con le bramme destinate ai laminatoi di Taranto. Il Governo prevede inoltre di reperire coils attraverso partner industriali per alimentare le attività degli stabilimenti di Genova e Novi Ligure.
Urso ha affrontato anche il tema della procedura per l’individuazione dei nuovi investitori. “La gara per l’assegnazione del gruppo è stata prorogata fino al 9 novembre, perché occorre conoscere l’esito del giudizio della Cassazione. Dovremo verificare se la Corte confermerà la decisione della Corte d’Appello oppure se arriverà una valutazione differente, come lascerebbero intendere i primi documenti”.
De Palma (Fiom): “Servono un piano sociale e garanzie sulle produzioni”
La Fiom Cgil nazionale insiste sulla necessità di riaprire urgentemente il confronto a Palazzo Chigi. Il segretario generale Michele De Palma riconosce l’importanza delle tutele economiche previste dal decreto, ma le considera insufficienti rispetto alla complessità della vertenza. “Gli interventi del Governo sono necessari, ma non risolvono il problema di fondo. Occorre definire un piano sociale che accompagni la trasformazione industriale, prevedere incentivi per le uscite volontarie e garantire che le produzioni non coinvolte dai provvedimenti giudiziari possano continuare. Non possiamo affrontare questa crisi soltanto attraverso misure temporanee”.
Genova, corteo nel centro della città
La mobilitazione interessa anche gli stabilimenti del Nord. A Genova, il corteo dei lavoratori ha provocato pesanti rallentamenti al traffico nella zona di Brignole, per poi raggiungere piazza De Ferrari. Le organizzazioni sindacali chiedono certezze sulle forniture necessarie a mantenere attive le lavorazioni e sui tempi di attuazione delle misure industriali annunciate. “I tempi della politica e delle istituzioni seguono scadenze che non coincidono con le nostre necessità. Noi non possiamo continuare ad aspettare”, afferma Armando Palombo, coordinatore della Rsu Fiom.
Giovedì 15 ottobre la manifestazione a Bari
La mobilitazione proseguirà giovedì davanti alla sede della Regione Puglia, dove è previsto un confronto con il presidente Antonio Decaro. Da Taranto i lavoratori partiranno in pullman alle ore 7.15, per raggiungere Bari e partecipare alla manifestazione. Le organizzazioni sindacali intendono sottoporre alla Regione le richieste relative alla salvaguardia dell’occupazione, al piano sociale e agli investimenti per il rilancio degli impianti, cercando una posizione istituzionale condivisa da portare al Governo. Intanto, nei presìdi di Taranto, gli operai si preparano a trascorrere un’altra notte all’aperto, mentre resta aperta la vertenza sul futuro industriale dell’ex Ilva.

