La FP CGIL contesta l’aumento del numero di bambini per educatrice previsto dal Comune per aprire tre nuove strutture finanziate dal PNRR
Tre nuovi asili nido finanziati dal PNRR, ma con il rischio di aumentare il numero di bambini affidati a ciascuna educatrice. È su questo punto che si apre lo scontro tra il Comune di Bari e la FP CGIL, che ha proclamato lo stato di agitazione del personale dei servizi educativi comunali, chiedendo al Prefetto l’attivazione delle procedure di raffreddamento del conflitto.
La decisione arriva dopo l’assemblea dei lavoratori del 7 ottobre, durante la quale è stata respinta la proposta dell’Amministrazione di modificare il rapporto numerico tra educatori e bambini.
A spiegare le ragioni della mobilitazione è Antonello Barnabà, segretario regionale della FP CGIL Puglia, che chiede di non compromettere la qualità dell’assistenza educativa per ampliare il numero dei posti disponibili.
Più bambini per ogni educatrice: cosa cambierebbe
La proposta comunale prevede una modifica dei rapporti attualmente applicati nei nidi. Per i bambini della fascia dei medi si passerebbe da un’educatrice ogni sei bambini a una ogni sette, mentre per i grandi il rapporto salirebbe da 1:6 a 1:8. Resterebbe invece invariato quello previsto per i lattanti.
Una riorganizzazione che, secondo quanto riferito dal sindacato, sarebbe collegata alla necessità di garantire il funzionamento dei tre nuovi asili. “Aprire nuovi nidi è un obiettivo che condividiamo, ma non può tradursi nell’aumento dei bambini affidati a ciascuna educatrice, scaricando sul personale e sui più piccoli le conseguenze delle carenze organizzative”.
La FP CGIL sostiene che, alla luce delle assunzioni previste e dei dati messi a disposizione dallo stesso Comune, possano essere individuate soluzioni differenti, senza modificare gli attuali standard.
“Non è soltanto una questione di numeri”
Per il sindacato, il rapporto tra personale educativo e bambini rappresenta un elemento fondamentale per garantire sicurezza, attenzione individuale e qualità delle attività. “Il rapporto numerico non è un semplice parametro contabile: incide sulla possibilità di rispondere ai bisogni dei bambini, garantire attenzione individuale, sicurezza e qualità dei percorsi educativi. Sulla base dei dati forniti dalla stessa Amministrazione e delle assunzioni previste, riteniamo che debbano essere ricercate soluzioni alternative, capaci di mantenere gli standard qualitativi attuali”. La preoccupazione riguarda soprattutto la possibilità che un incremento dei bambini assegnati a ciascuna educatrice renda più difficile rispondere alle esigenze individuali, in particolare nelle fasce d’età più delicate.
Le criticità negli undici nidi già aperti
La FP CGIL segnala inoltre problemi organizzativi che interesserebbero gli undici asili nido comunali attualmente attivi a Bari. Tra le difficoltà denunciate figurano le supplenze non sempre garantite, la carenza di personale ausiliario qualificato e la presenza di ambienti ritenuti non sempre adeguati alle esigenze pedagogiche.
Il sindacato richiama anche l’assenza di un coordinamento pedagogico considerato sufficiente a sostenere il lavoro quotidiano degli operatori. “La qualità riconosciuta dalle famiglie si regge sulla professionalità e sulla dedizione di tutto il personale. Servono investimenti, programmazione e un confronto effettivo: l’ampliamento dell’offerta educativa deve rafforzare il servizio pubblico, non indebolirne gli standard”.
Stato di agitazione, possibile sciopero
Dopo il mancato accordo sulla proposta comunale, la FP CGIL ha deciso di avviare formalmente la mobilitazione.
La proclamazione dello stato di agitazione è stata accompagnata dalla richiesta al Prefetto di attivare le procedure di raffreddamento, passaggio previsto prima di eventuali ulteriori iniziative sindacali. “Chiediamo al Comune di rivedere la proposta e affrontare concretamente le criticità segnalate. In assenza di un accordo, proseguiremo la mobilitazione, fino allo sciopero”.
Per Barnabà, la questione riguarda contemporaneamente le condizioni professionali del personale e la qualità del servizio rivolto ai bambini e alle famiglie. “Difendere la qualità dei nidi significa tutelare i diritti dei bambini, delle famiglie e di chi ogni giorno lavora per garantire loro un servizio educativo pubblico di qualità”.

