Ex Ilva, lavoratori al Governo: “Non vogliamo vivere di cassa integrazione”

Scritto il 10/10/2026
da Redazione

Una delegazione dell’area a caldo incontra Iaia e Perrini a Sava. La proposta: ricollocazioni nei servizi pubblici, tutela degli stipendi e priorità nei cantieri di bonifica


Non chiedono soltanto ammortizzatori sociali, ma la possibilità di continuare a lavorare mettendo le proprie competenze al servizio del territorio. Sono i dipendenti dell’area a caldo dell’ex Ilva di Taranto che, di fronte al rischio di uno spegnimento definitivo degli impianti, hanno deciso di rivolgersi direttamente al Governo Meloni con una proposta di ricollocazione professionale.

L’iniziativa è partita da un gruppo di operai e impiegati, prevalentemente di età compresa tra 45 e 55 anni, con alle spalle 25-30 anni di servizio nello stabilimento siderurgico.

Venerdì 9 ottobre, durante un incontro organizzato a Sava, i lavoratori hanno consegnato una lettera formale al deputato di Fratelli d’Italia Dario Iaia, alla presenza del vicepresidente del Consiglio regionale pugliese Renato Perrini.

Il documento è indirizzato ai vertici dell’esecutivo nazionale e contiene alcune proposte per salvaguardare occupazione e reddito nell’eventualità di una cessazione definitiva delle attività dell’area a caldo.

“Siamo vittime di questa storia insieme alla città”

La decisione di rivolgersi direttamente alle istituzioni nasce dalla crescente preoccupazione per il futuro occupazionale.

Diversi lavoratori presenti all’incontro hanno riferito di aver già ricevuto comunicazioni relative al collocamento in cassa integrazione a partire da lunedì 12 ottobre.

Una prospettiva che, secondo le maestranze, rischia di compromettere gli equilibri economici di molte famiglie, soprattutto in presenza di mutui, finanziamenti e cessioni del quinto dello stipendio.

Da qui la richiesta di individuare percorsi alternativi a una lunga permanenza negli ammortizzatori sociali, preservando quanto più possibile le attuali condizioni reddituali.

La delegazione sottolinea che l’iniziativa non nasce in contrapposizione al Governo, alla magistratura o alle organizzazioni sindacali, ma dalla volontà di contribuire alla ricerca di soluzioni concrete.

Operai e tecnici da impiegare nei servizi pubblici

La proposta principale consiste nell’attivazione di piani straordinari di ricollocazione protetta per utilizzare le professionalità maturate nell’ex Ilva in attività di pubblica utilità e manutenzione del territorio.

Tra i dipendenti coinvolti figurano operai specializzati, impiegati tecnici e personale con competenze nella sicurezza industriale, professionalità che potrebbero essere impiegate, secondo i promotori, per affrontare alcune carenze di organico degli enti pubblici.

L’ipotesi è quella di favorire assegnazioni compatibili con le competenze e con i luoghi di residenza dei lavoratori, distribuiti soprattutto tra le province di Taranto, Brindisi e Bari.

Un percorso che richiederebbe specifiche misure legislative e organizzative, ma che i dipendenti chiedono al Governo di valutare nell’ambito degli interventi straordinari destinati alla crisi siderurgica.

Priorità nei cantieri di bonifica e decarbonizzazione

La seconda proposta riguarda il futuro industriale e ambientale dello stabilimento. I lavoratori chiedono l’introduzione di clausole sociali vincolanti che garantiscano un accesso prioritario alle maestranze dell’ex Ilva nei futuri cantieri pubblici di bonifica e decarbonizzazione.

L’obiettivo è valorizzare le conoscenze tecniche acquisite in decenni di attività industriale, evitando che il patrimonio professionale venga disperso proprio mentre il territorio affronta una complessa trasformazione produttiva.

Le opportunità indicate comprendono anche gli interventi di risanamento ambientale nell’area del Sito di Interesse Nazionale (SIN) di Taranto.

Il rischio per oltre 15mila famiglie

Nel documento consegnato ai rappresentanti istituzionali viene richiamata anche la dimensione sociale della crisi. Secondo i promotori dell’iniziativa, un eventuale spegnimento definitivo dell’area a caldo, accompagnato da pesanti conseguenze sull’indotto, potrebbe coinvolgere oltre 15mila famiglie, con ripercussioni sull’intero sistema economico del territorio ionico.

La richiesta è quindi di predisporre strumenti straordinari prima che le decisioni giudiziarie e industriali producano conseguenze difficilmente reversibili.

Al termine dell’incontro, Dario Iaia si è impegnato a trasmettere immediatamente la lettera al Governo, mentre Renato Perrini ha assunto l’impegno di portare le stesse richieste all’attenzione delle istituzioni regionali pugliesi.

“Non disperdete le nostre competenze”

La delegazione rivendica il carattere autonomo e costruttivo dell’iniziativa, ribadendo di non voler alimentare contrapposizioni politiche. “La nostra non è una protesta, non cerchiamo polemiche né scontri con nessuno e manteniamo il massimo rispetto per tutte le parti coinvolte, ma abbiamo capito che era arrivato il momento di muoverci autonomamente e far sentire con forza la nostra voce, al riparo da qualsiasi strumentalizzazione. Chiediamo allo Stato di non disperdere il nostro patrimonio di competenze e di darci l’opportunità di concludere il nostro ciclo lavorativo con la dignità che meritiamo, ritornando come risorsa utile al servizio del bene comune”.