Tangenti per lavori alta velocità Napoli-Bari, coinvolti cinque lucani

Scritto il 30/09/2026
da Giuseppe Cutro

I più classici episodi di corruzione con lo scambio di mazzette in cambio di concessione di subappalti, con l’aggravante dell’utilizzo di materiale scadente per la realizzazione delle opere. Episodi di caporalato, corruzione, scarsa sicurezza nelle opere pubbliche con sullo sfondo l’ombra della camorra.

È tutto parte di una maxi inchiesta della Procura di Napoli che ha portato alla luce una serie di malaffari e tangenti relativi ai lavori per la costruzione dell’Alta Velocità ferroviaria Napoli-Bari, un’indagine che ha portato all’iscrizione nel registro degli indagati di 49 persone tra le quali cinque lucani. Venti le misure cautelari, tra cui dieci arresti ai domiciliari.

Diverse le accuse ipotizzate dal pm titolare dell’indagine, Henry John Woodcock:  intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, fatture per operazioni inesistenti, corruzione per l’esercizio della funzione, corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio e favoreggiamento.

Tra le evidenze più clamorose riscontrate dagli inquirenti ci sarebbe l’utilizzo di calcestruzzo scadente nella costruzione delle infrastrutture in particolari nell’edificazione di  pareti e solai, fattori che avrebbero determinato una resistenza minore delle opere.

Per i giudici partenopei si tratta di azioni di “straordinaria gravità anche in termini di sicurezza“.

Dalle intercettazioni si è evinto anche lo sfruttamento di lavoratori extracomunitari, sottopagati e costretti a turni di lavori che potevano raggiungere anche le 20 ore.