Savino (Fillea Cgil): «Dopo Bonus 110 e Pnrr serve una nuova politica per le costruzioni. Case Green ancora disattesa, Natuzzi dimostra l’assenza di una vera politica industriale. Sul caldo serve una legge nazionale»
«Il 4 settembre il Governo verrà a Bari per celebrare la propria durata. Noi pensiamo sia invece il momento di fare un bilancio delle responsabilità accumulate su industria e costruzioni, settori decisivi per l’economia e per ridurre i divari territoriali e sociali», dichiara Ignazio Savino, segretario generale Fillea Cgil Puglia.
«Le costruzioni hanno sostenuto l’economia pugliese e nazionale prima con gli incentivi alla riqualificazione e poi con il Pnrr. Ma quella stagione sta finendo e manca una strategia per il dopo. Nel 2025 le costruzioni hanno fatto registrare in Puglia una crescita del valore aggiunto del 3,4%, contro appena lo 0,4% dell’intera economia regionale, grazie soprattutto alle opere pubbliche e al Pnrr, come afferma Banca d’Italia. Ma il rallentamento è già visibile. Secondo Ance, nel 2025 gli investimenti in costruzioni hanno segnato un -0,4% in termini reali e le ore lavorate sono diminuite dello 0,7%, mentre il settore continua a rappresentare il 14,4% del PIL regionale in termini di investimenti e il 7,7% dell’occupazione.
Il Governo avrebbe l’occasione di trasformare la direttiva europea Case Green in una grande politica industriale per riqualificare patrimonio pubblico e privato, ridurre consumi e bollette, aumentare la sicurezza degli immobili e garantire continuità occupazionale. Invece l’Italia non ha rispettato i tempi di recepimento ed è stata raggiunta dalla procedura d’infrazione europea. Servono incentivi strutturali, selettivi e pluriennali per prime case, redditi bassi e medio-bassi, edilizia pubblica ed edifici più inefficienti”.
Forte preoccupazione riguarda anche il Pnrr. «In Puglia risultano messe a terra solo il 18% delle risorse complessive, contro una media nazionale del 72%. Perdere questa occasione significherebbe aggravare i divari infrastrutturali del Mezzogiorno. Servono monitoraggio opera per opera e interventi immediati sui cantieri in difficoltà. E l’estensione delle semplificazioni Zes non deve svuotare uno strumento nato per compensare i divari del Sud».
Sul fronte industriale, «la vicenda Natuzzi è emblematica dell’assenza di una vera politica nazionale, con centinaia di lavoratori coinvolti e il rischio di desertificazione industriale e sociale. Continuiamo a chiedere che si valuti anche un ingresso pubblico nel capitale, a partire da Invitalia».
Infine il caldo estremo. «L’ordinanza regionale sui cantieri scade il 15 settembre, ma il problema è ormai strutturale. Serve una legge nazionale con criteri omogenei per fermare le attività in condizioni incompatibili con la sicurezza, garantendo salario, controlli e sanzioni».
«Il Governo viene a Bari per celebrare un record di durata – conclude Savino –. Noi gli chiediamo di misurare quella durata sui problemi concreti: quanti cantieri saranno ancora aperti dopo il Pnrr, quante case saranno riqualificate, quante fabbriche resteranno nei nostri territori e quanti lavoratori potranno tornare a casa sani e sicuri. È su questo che si misura un Governo, non sul numero dei giorni trascorsi a Palazzo Chigi».

