Ex Ilva, Turco: “Meloni cambia le regole e condanna Taranto ai rifiuti”

Scritto il 28/08/2026
da Redazione

Il vicepresidente M5S critica il nuovo intervento sulle garanzie finanziarie e chiede chiusura dell’area a caldo, bonifiche e riconversione


Il senatore Mario Turco, vicepresidente del Movimento 5 Stelle e delegato alle Politiche economiche e fiscali, attacca il Governo Meloni dopo l’intervento sulle garanzie finanziarie legate alla gestione dei rifiuti e delle discariche interne dello stabilimento ex Ilva. Per Turco, il nuovo provvedimento rappresenta l’ennesimo “decreto salva-Ilva, con l’effetto di modificare la cornice normativa dopo che erano emerse criticità sulle garanzie presentate da Acciaierie d’Italia”.

“Quando le regole diventano un ostacolo, il Governo le cambia”

“Siamo di fronte all’ennesimo decreto salva-Ilva del Governo Meloni – aggiunge Turco -. Quando le norme ambientali diventano un ostacolo alla prosecuzione delle attività dello stabilimento, invece di pretendere il rispetto delle regole, il Governo le cambia. È un metodo ormai evidente: piegare le norme alle esigenze di un impianto che da anni continua a vivere di deroghe, decreti speciali e risorse pubbliche, condannando ancora una volta Taranto a sopportarne i costi ambientali e sanitari”.

Turco ricorda di essere “intervenuto sulla questione delle garanzie finanziarie attraverso un accesso agli atti, un ricorso straordinario al Presidente della Repubblica e un’interrogazione parlamentare al ministro dell’Ambiente. Non si trattava quindi di allarmi generici o di polemiche politiche, ma di iniziative istituzionali precise, fondate proprio sulla necessità di verificare l’adeguatezza delle garanzie finanziarie poste a tutela dell’ambiente e della collettività”.

Il nodo delle garanzie annuali

Il senatore contesta in particolare la possibilità che, per le società in amministrazione straordinaria che gestiscono impianti strategici, le garanzie possano avere anche durata annuale. “Oggi il Governo Meloni, invece di rispondere nel merito alle questioni sollevate, interviene cambiando la legge. Invece di imporre all’azienda garanzie adeguate e pienamente conformi agli obblighi ambientali, consente che, per le società in amministrazione straordinaria che gestiscono impianti strategici, tali garanzie possano avere durata anche solo annuale. Questa modifica finirebbe per agevolare la prosecuzione delle attività senza affrontare alla radice il problema ambientale e industriale”.

“Non c’è una vera prospettiva industriale”

Il vicepresidente M5S richiama anche il ricorso contro il provvedimento della Corte d’Appello di Milano relativo all’area a caldo, sostenendo che il quadro complessivo resti privo di una prospettiva industriale sostenibile. “Questo estremo e disperato tentativo, così come il ricorso contro il provvedimento della Corte d’Appello di Milano che ha disposto la chiusura delle attività dell’area a caldo, non cambia la realtà: siamo di fronte a un impianto vetusto, segnato da criticità ambientali e sanitarie e privo, allo stato, di una prospettiva industriale realmente sostenibile”.

Turco critica inoltre il Governo “per non aver reso pubblici elementi sufficientemente chiari su risorse, piani industriali, investimenti e garanzie occupazionali legati ai possibili soggetti interessati allo stabilimento”.

La richiesta: area a caldo, bonifiche e riconversione

La posizione finale del senatore è netta. “Dopo anni di decreti salva-Ilva, deroghe, prestiti e interventi pubblici, il Governo dovrebbe smettere di portare avanti una politica che cambia le regole per tenere artificialmente in vita il passato. Taranto non può essere ancora sacrificata sull’altare dell’Ilva. Il Governo rispetti le decisioni della magistratura, renda pubblici tutti gli atti e apra finalmente un percorso serio di chiusura dell’area a caldo, bonifiche, tutela dei lavoratori e riconversione economica e produttiva del territorio”, conclude.