“La Praja è in vendita, finisce un’era a Gallipoli. Paradiso: «Me ne vado profondamente deluso, questa terra ci ha tradito»” Intervista concessa in esclusiva a Maria Teresa Carrozzo
Diciotto anni di notti, musica, migliaia di ragazzi arrivati da ogni parte d’Italia, artisti internazionali e un’intera economia cresciuta intorno alla movida di Gallipoli. Ora La Praja dice basta. La società che ha trasformato il locale della Baia Verde in uno dei simboli dell’estate salentina è stata messa in vendita. E quella che potrebbe sembrare soltanto un’operazione societaria assume, nelle parole dell’amministratore unico Pierpaolo Paradiso, il sapore amaro di un addio.
I tre soci hanno deciso di chiudere un ciclo durato 18 anni e nelle ultime ore hanno affidato al commercialista l’incarico di predisporre tutte le pratiche necessarie alla vendita della società.
Una decisione maturata dopo un’estate difficilissima e destinata inevitabilmente a scuotere Gallipoli e tutto il sistema economico che negli anni si era sviluppato attorno al popolo della notte.
«La Praja è stata per 18 anni mio figlio. Ma ora basta. Sono deluso e non trovo più la forza morale e fisica di andare avanti. Abbiamo concluso un ciclo», dice Pierpaolo Paradiso.
Parole pesanti, che arrivano dopo settimane segnate anche dalla cronaca. Solo pochi giorni fa sul locale era infatti piombato il provvedimento del Questore di Lecce con la sospensione dell’attività per 15 giorni ai sensi dell’articolo 100 del Tulps.
Una decisione che aveva immediatamente acceso il dibattito sull’estate gallipolina e sul modello della movida della Baia Verde. La società aveva reagito sottolineando il proprio impegno sul fronte della sicurezza, il rispetto delle prescrizioni e, soprattutto, ricordando il peso di una struttura capace di garantire lavoro a oltre 200 collaboratori, direttamente o attraverso l’enorme macchina organizzativa costruita intorno agli eventi.
Ora, però, non c’è più soltanto una sospensione temporanea. C’è una proprietà che decide di passare la mano.
E il tono utilizzato da Paradiso lascia poco spazio alle interpretazioni.
Alla domanda se, in questo momento particolarmente delicato, abbia avvertito la vicinanza delle istituzioni, la risposta è altrettanto netta: «Non ho letto neppure una parola che potesse far riflettere. Evidentemente non siamo stati così importanti».
È forse questa la frase che fotografa meglio la distanza che oggi separa chi ha costruito il progetto Praja dal territorio nel quale quel progetto è nato e diventato grande.
Perché La Praja, nel bene e nel male, non è stata soltanto una discoteca.
Quando il progetto partì, 18 anni fa, Gallipoli non era ancora quella destinazione nazionale della nightlife che sarebbe diventata negli anni successivi. Quella scommessa, in parte sperimentale e in parte pionieristica, contribuì a cambiare il volto della città e a intercettare un nuovo turismo: giovane, legato alla musica, agli eventi e alla vita notturna.
Attorno a quel turismo sono cresciuti alberghi, bed and breakfast, case vacanza, ristoranti, bar, servizi di trasporto, stabilimenti balneari, attività commerciali e centinaia di opportunità di lavoro stagionale.
La Praja è diventata uno dei marchi più riconoscibili di quella trasformazione, capace negli anni di richiamare in Salento migliaia di presenze e nomi di primo piano della musica e dello spettacolo.
Un fenomeno che ha avuto anche le sue contraddizioni e che, soprattutto nelle ultime estati, è finito più volte al centro del confronto sulla gestione della notte, sulla sicurezza e sugli effetti di una movida sempre più difficile da governare.
Nei giorni della sospensione del locale, alla Baia Verde erano inoltre tornate sotto i riflettori le feste improvvisate sulla spiaggia, la musica fuori controllo e la presenza di auto lungo la provinciale, alimentando ancora una volta il dibattito su cosa accada quando il divertimento si sposta fuori dai luoghi organizzati e sottoposti a controlli.
Adesso resta una domanda destinata a pesare sull’estate gallipolina del futuro: cosa accadrà senza quella Praja che per quasi due decenni ha rappresentato uno dei principali poli di attrazione della notte salentina?
Quando gli si fa notare che la scelta potrebbe avere conseguenze anche sull’economia di Gallipoli e sull’enorme indotto costruito negli anni attorno al turismo attratto dalla discoteca, Paradiso non vuole aggiungere altro.
«Valutate voi. Non sta a me dirlo».
Poche parole. Forse le più amare.
Perché dietro la messa in vendita di una società c’è questa volta qualcosa di più profondo: c’è la fine di un rapporto, almeno per come era stato vissuto fino a oggi, tra un gruppo imprenditoriale e una terra sulla quale aveva investito per quasi vent’anni.
La Praja potrà avere un nuovo proprietario, forse un altro futuro e un’altra storia.
Ma per chi l’ha fondata e accompagnata per 18 stagioni, quella storia sembra essersi chiusa qui.
E Gallipoli, dopo quasi vent’anni, si ritrova davanti alla possibile fine di un’epoca.
Dopo i 15 giorni di sospensione, però, ci sarà ancora spazio per un’ultima notte. Una sola serata, pensata come un saluto al pubblico, alla città e a tutti coloro che in questi 18 anni hanno attraversato la storia della Praja.
Poi sarà davvero addio.
Un’ultima apertura prima di abbassare il sipario su quella che, per quasi due decenni, è stata molto più di una discoteca: un simbolo della notte salentina, nel bene e nelle sue contraddizioni, e uno dei luoghi che hanno contribuito a cambiare il volto turistico di Gallipoli.

