“Non mi serve la licenza media per spacciare”. Poche parole, secche, pronunciate a un passo dagli esami finali da un ragazzo di terza media della Città Vecchia di Taranto.
Un contesto familiare fragile alle spalle, una disabilità lieve e la forte tentazione di arrendersi alle logiche della strada. Di fronte a quel rifiuto le sanzioni disciplinari, i richiami formali e persino la minaccia di chiamare i Carabinieri avevano fallito. Gli ultimatum non funzionano con chi sente di non avere nulla da perdere. È a questo punto che la burocrazia scolastica ha lasciato il posto all’istinto pedagogico.
Il professor Luigi Faraldi, vicepreside dell’Istituto Comprensivo “Galileo Galilei”, ha capito che per scardinare quel muro serviva un cambio di codice. Sotto la guida della dirigente Antonietta Iossa, la scuola combatte ogni giorno in prima linea contro l’emarginazione minorile, consapevole che le regole da sole non bastano se manca il contatto umano.
Il professore ha deciso così di percorrere “l’ultimo miglio”: è andato direttamente sotto casa del ragazzo. Nessuna nota sul registro, nessun rimprovero. Solo una proposta inaspettata: “Sali, facciamo un giro in moto”. Quei venti minuti sulle due ruote hanno ottenuto l’effetto che settimane di punizioni non erano riuscite a produrre. Si è creato uno spazio di ascolto pulito, lontano dalle tensioni dell’aula e della strada. Tra l’insegnante e l’alunno è nato un patto spontaneo basato sulla concretezza e sul rinforzo positivo: l’impegno a frequentare, studiare e sostenere l’esame in cambio di una promessa semplice, un pranzo al fast food insieme a traguardo tagliato. Un premio reale, non un semplice contentino.Il ragazzo ha mantenuto la parola. Ha aperto i libri, si è presentato davanti alla commissione e ha superato tutte le prove. Il pranzo è arrivato puntuale e, davanti al vassoio del fast food, il giovane ha guardato il suo docente e ha confessato: “Non credevo mi volessi bene davvero”.
Questa storia di riscatto individuale si inserisce in un quadro di rinascita molto più ampio. Negli ultimi cinque anni l’Italia ha registrato un crollo drastico dell’abbandono scolastico, passato dal 14,2% del 2020 all’8,2% del 2025, scendendo sotto la media europea e anticipando gli obiettivi dell’Agenda 2030 (con le stime Invalsi che prevedono un ulteriore calo al 7,3% nel 2026). Un trend trainato proprio dal Mezzogiorno: nel Sud la dispersione è scesa dal 14,1% al 10,2%, con la Puglia che ha guidato il recupero riducendo il dato di ben 9,9 punti percentuali. Anche il divario tra studenti italiani e stranieri mostra segnali di miglioramento, scendendo al 26,2% rispetto al 30,1% di pochi anni prima.
I dati macroeconomici e le riforme nazionali tracciano la rotta, ma sono le relazioni umane a fare la differenza sul campo. Il successo di Taranto racchiude grandi lezioni per il mondo dell’istruzione: la presenza precede la norma e il legame affettivo ed educativo deve nascere prima dell’applicazione rigida dei regolamenti.
I linguaggi non convenzionali: occorre saper cambiare registro comunicativo per intercettare chi non risponde più alle dinamiche tradizionali della scuola.
Le promesse mantenute: la fiducia dei ragazzi più fragili si costruisce solo attraverso l’assoluta coerenza degli adulti. La lotta alla dispersione scolastica si vince certamente con i decreti e i finanziamenti, ma si concretizza grazie alla scelta di docenti disposti a salire in moto per andare a prendere chi rischia di rimanere indietro.

