Dopo le assoluzioni in primo grado, l’inchiesta relativa ai presunti abusi sessuali compiuti da 8 autisti Amat nei confronti di una donna disabile approda in Appello. Il Pubblico Ministero Marzia Castiglia, infatti, ha impugnato la sentenza emessa lo scorso gennaio dalla Prima Sezione Penale del Tribunale di Taranto, la quale aveva scagionato dalle accuse gli imputati con formula piena.
I Giudici non avevano ritenuto sufficientemente provato che la donna non fosse consenziente, considerandola “a tutti gli effetti normodotata”. Un elemento contestato dalla Procura, secondo cui la disabilità della presunta vittima sarebbe alquanto evidente. Stando a quanto sostenuto dal Pubblico Ministero nell’atto di impugnazione, la tesi sostenuta dalla persona offesa sarebbe apparsa sempre “coerente e lineare”, nonostante “gli evidenti deficit”.
La Procura contesterebbe presunti episodi di violenza sessuale avvenuti tra il 2018 e il 2020, dei quali si sarebbero resi protagonisti gli otto imputati, i quali avrebbero impedito alla donna di scendere dal mezzo e l’avrebbero costretta a consumare rapporti sessuali.
Una ricostruzione che non avrebbe retto in primo grado, dove gli imputati, assistiti dagli avvocati Alessandro Scapati, Andrea Digiacomo, Vincenzo Monteforte, Alessandra Semeraro, Giorgio Mingolla, Pierluigi Morelli, Marco Zito, Pasquale Miraglia e Aldo Massaro, erano stati assolti “perché il fatto non sussiste”. Una decisione avverso cui la Procura si è opposta ricorrendo in Appello.

