Nuova presa di posizione della Rete difesa fiume Tara dopo l’ordinanza con cui il TAR di Bari ha respinto l’istanza cautelare presentata contro i lavori legati al progetto sul Fiume Tara. Il movimento ha diffuso una nota per aggiornare cittadini e comunità locale sugli sviluppi dell’udienza svoltasi il 12 maggio scorso davanti ai giudici amministrativi baresi.
Secondo quanto spiegato dalla Rete difesa Tara, il ricorso presentato contestava diversi aspetti dell’iter autorizzativo dell’opera e chiedeva, in via cautelare, la sospensione immediata dei lavori fino alla decisione definitiva del tribunale amministrativo. La richiesta era motivata dalla necessità di prevenire “danni ambientali, sociali ed economici” derivanti dalle attività di cantierizzazione già in corso.
Nel comunicato si evidenzia come, durante l’udienza, il Collegio giudicante sia apparso orientato a non accogliere le contestazioni relative ai rischi derivanti dai lavori. La Rete riferisce inoltre che sarebbe emersa anche l’ipotesi di accorpare la fase cautelare alla decisione di merito, proposta poi respinta.
Tra gli elementi portati all’attenzione del TAR dagli avvocati Colapinto e Sgobba, il movimento cita diverse criticità: la trasformazione “irreversibile” dei luoghi dovuta ai cantieri, le interferenze tra le nuove condotte idriche e i metanodotti SNAM già presenti, i rischi legati all’utilizzo della tecnica del microtunneling in un’area classificata SIN e le osservazioni espresse da ARPA Puglia sugli effetti del prelievo idrico previsto sull’equilibrio ecosistemico del Tara.
Il TAR di Bari, con ordinanza del 14 maggio, ha però rigettato la richiesta di sospensione dei lavori, ritenendo che non fossero presenti gli estremi di un “danno grave e irreparabile”, anche alla luce delle esigenze di approvvigionamento idrico del territorio in vista della stagione estiva.
Una motivazione contestata duramente dalla Rete difesa Tara, che pone interrogativi sulle tempistiche dell’opera. Nel comunicato viene infatti richiamata una nota di Acquedotto Pugliese indirizzata alla CGIL, nella quale la conclusione dei lavori sarebbe prevista per febbraio 2027.
“Di quale emergenza estiva si parla?”, chiede il movimento, contestando la motivazione alla base del rigetto della cautelare.
Nel testo vengono inoltre sollevate perplessità sulla sicurezza dei lavoratori impegnati nell’area interessata dai lavori, dove sarebbe stata segnalata la presenza di condotte del gas non censite.
La Rete difesa Tara critica anche il ruolo del Comune di Taranto, intervenuto nel giudizio “solo successivamente all’iniziativa promossa dai cittadini”.
Il movimento annuncia infine nuove iniziative legali e di mobilitazione nelle prossime settimane, ribadendo la volontà di proseguire la battaglia contro il progetto.
“Un senso di rabbia ci attraversa, ma non è questo il momento di arrendersi – conclude la nota -. È proprio ora che dobbiamo reagire come una comunità innamorata del Tara. Chi ama non si arrende mai”.

