BRINDISI – Non basta più confiscare. Bisogna governare. È questo il punto di caduta emerso nel confronto sulla prevenzione patrimoniale, al centro del convegno organizzato ad aprile presso l’Autorità portuale del mare adriatico e meridionale di Brindisi dall’Ordine dei commercialisti e dall’Istituto nazionale amministratori giudiziari: “Dall’ablazione al controllo, nell’orizzonte dell’armonizzazione europea”.
Il cambio di prospettiva è netto. Per anni il fulcro delle misure di prevenzione è stato l’effetto ablativo: togliere patrimoni ritenuti illeciti o sospetti. Oggi, invece, il baricentro si sposta sulla fase successiva, quella più delicata: cosa fare di quei beni.
Durante l’evento è emersa con chiarezza la nuova linea: il controllo giudiziario e la gestione dei patrimoni diventano strumenti centrali, non accessori. L’obiettivo è duplice: evitare che le aziende sequestrate collassino e, allo stesso tempo, garantire continuità economica e tutela dei lavoratori.
Non solo repressione, quindi. Ma anche amministrazione. Specie in un territorio dove l’incidenza della criminalità organizzata ha alimentato fenomeni e dinamiche economiche e sociali uniche e particolari.
Prevenzione patrimoniale, normative nazionali e comunitarie
Un passaggio che si inserisce in un quadro più ampio: l’armonizzazione europea. Le normative nazionali, infatti, sono chiamate sempre più a dialogare con un sistema sovranazionale che punta a uniformare strumenti e procedure nella lotta ai patrimoni illeciti.
E qui entra in gioco il ruolo dei professionisti. Commercialisti, magistrati, amministratori giudiziari, esperti contabili: figure chiamate a tradurre in pratica un sistema complesso, dove il rischio è doppio. Da un lato disperdere valore economico, dall’altro non incidere davvero sui patrimoni criminali.
Il messaggio che arriva da Brindisi è netto: la prevenzione patrimoniale non può più fermarsi al sequestro.
Deve diventare gestione consapevole, controllo efficace, visione europea.

