Non sarebbe un omicidio da ricondurre a mere circostanze di criminalità organizzate ma ad un contesto mafioso all’interno del quale si sarebbe inserito Anselmo Venere. Così il Sostituto Procuratore della Direzione Distrettuale Antimafia Milto De Nozza ha spiegato gli arresti di Venere e Cosimo Campo, avvenuti nella mattinata di oggi, per l’omicidio di Martino Marangia. Quest’ultimo, secondo gli inquirenti, sarebbe stato ucciso materialmente da Campo su mandato di Venere. I due indagati sono stati raggiunti da un’ordinanza di applicazione delle misure cautelari per omicidio volontario pluriaggravato, come spiegato da De Nozza: “Il valore aggiunto del risultato di oggi è quello di aver colmato il gap tra il fatto che tutti sapessero chi fosse il mandante dell’omicidio e una verità investigativa che non riusciva a dare riscontro a questa consapevolezza comune”.
La competenza della DDA, inoltre, sarebbe da individuare nel presunto contesto mafioso in cui avrebbe agito Venere: “Riteniamo che non si tratti di un omicidio comune ma maturato in un contesto che può essere classificato come finalizzato da una metodica mafiosa. Anselmo Venere è stato sempre inserito in contesti criminali organizzati in un comune che ha visto nella sua storia, anche recente, una serie di passaggi di scettro, come il conflitto tra il clan Galeandro e Agosta. Anselmo Venere ha preso il controllo dell’area di appartenenza e le modalità con cui l’omicidio è stato portato a termine costituiscono elementi che fanno ipotizzare che si sia trattato di un omicidio commesso con modalità mafiose”.

