Il Tribunale di Potenza, con sentenza del 17 febbraio 2026, ha condannato l’Azienda Ospedaliera Regionale San Carlo di Potenza e l’Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico – Centro di Riferimento Oncologico della Basilicata (IRCCS-CROB) al risarcimento di oltre 283.000 euro in favore di una paziente, assistita dall’avvocato Luciano Trofa del Foro di Avellino, a causa di un grave ritardo diagnostico durato oltre cinque anni.
La vicenda giudiziaria trae origine dalla mancata diagnosi di una recidiva di meningioma. Tra il 2011 e il 2016, la paziente si era sottoposta a una serie di risonanze magnetiche presso le due strutture sanitarie resistenti, i cui referti escludevano sistematicamente la presenza di recidive della patologia tumorale per cui era stata operata in passato.
Solo un esame eseguito nel 2016 presso un’altra struttura sanitaria rivelava la presenza di una formazione tumorale che, nel frattempo, era cresciuta a tal punto da diventare inoperabile, causando alla donna gravissimi danni permanenti, tra cui la perdita totale del gusto e dell’olfatto e una significativa riduzione della vista e dell’udito. La sentenza ha accolto pienamente le tesi della ricorrente, riconoscendo la responsabilità contrattuale delle due strutture sanitarie per l’operato dei propri medici.
Il Giudice, basandosi anche sulle conclusioni della consulenza tecnica d’ufficio espletata prima del giudizio, ha accertato che l’operato dei radiologi è stato caratterizzato da “imperizia, negligenza e imprudenza”. Secondo il Tribunale, una corretta e tempestiva interpretazione degli esami strumentali già dal 2011 avrebbe permesso di diagnosticare la recidiva e di intraprendere “le più adeguate misure terapeutiche”, come la resezione chirurgica, che avrebbero evitato o limitato le drammatiche conseguenze subite dalla paziente.
“Questa sentenza è un importante riconoscimento per la nostra assistita, che per anni ha subito le devastanti conseguenze di un errore che poteva e doveva essere evitato – ha dichiarato l’avvocato Luciano Trofa -. Il Tribunale ha riaffermato un principio cruciale: la diligenza nell’attività diagnostica è un obbligo inderogabile e la sua omissione, che priva il paziente di preziose chance terapeutiche, configura una grave responsabilità che deve essere integralmente risarcita”.
Il Tribunale ha condannato in solido le due strutture sanitarie al pagamento di un rifacimento quantificato in euro 283.236,00 a titolo di “danno iatrogeno differenziale”, corrispondente al peggioramento delle condizioni di salute direttamente imputabili all’errore medico, oltre agli interessi e alla rivalutazione monetaria.
La decisione ha inoltre posto a carico dei resistenti tutte le spese legali del giudizio e della precedente fase di accertamento tecnico preventive.

