È quanto emerge dalle motivazioni della sentenza del gup Giuseppe De Salvatore, che ha condannato 103 imputati nell’inchiesta della Dda
Giacomo Olivieri, ex consigliere regionale della Puglia, si sarebbe rivolto a tre clan di Bari per raccogliere voti a pagamento in favore della moglie Maria Carmen Lorusso durante la campagna elettorale per le amministrative del 2019. È quanto emerge dalle motivazioni della sentenza del gup Giuseppe De Salvatore, che ha condannato 103 imputati nell’inchiesta “Codice interno” della Dda.
Giacomo Olivieri, condannato a nove anni di reclusione, risponde di scambio elettorale politico-mafioso ed estorsione. La moglie è invece a processo con rito ordinario. Secondo il giudice, l’ex consigliere avrebbe stretto “tre distinti accordi elettorali con altrettante frange della criminalità organizzata”, con l’obiettivo di sostenere la candidatura di Maria Carmen Lorusso.
Nelle motivazioni si evidenzia come la scelta degli interlocutori fosse legata alla loro notorietà criminale e alla consapevolezza delle modalità con cui sarebbe stata organizzata la raccolta dei voti. Il gup parla di una “significativa spregiudicatezza criminale” e di una “attitudine a comportamenti mafiosi”.
L’inchiesta ha inoltre fatto emergere una presenza rilevante della criminalità organizzata nell’AMTAB, la municipalizzata dei trasporti di Bari, definita dal giudice un “ufficio di collocamento” per soggetti vicini al clan Parisi Palermiti.
Tra i condannati figurano anche i boss Savino Parisi ed Eugenio Palermiti, entrambi a undici anni di reclusione. L’indagine, che nel febbraio 2024 portò all’esecuzione di 130 misure cautelari, ha ricostruito presunti legami tra mafia, politica e imprenditoria, oltre alle attività dei clan nel traffico di droga, nelle estorsioni e nel settore delle armi.
La vicenda aveva spinto il Ministero dell’Interno a nominare una commissione d’accesso per verificare eventuali infiltrazioni nell’amministrazione comunale di Bari, poi escluse. Diversa la situazione dell’AMTAB, in amministrazione giudiziaria da oltre due anni, dove secondo il giudice l’infiltrazione sarebbe stata favorita anche da una sottovalutazione del fenomeno da parte degli amministratori.

