Proseguono senza sosta le ricerche di Elena Rebeca Burcioiu, la 21enne rumena di cui non si hanno più notizie dal pomeriggio di lunedì 2 marzo nelle campagne del Foggiano. Le indagini, coordinate dalle forze dell’ordine con il supporto della Protezione civile, si starebbero concentrando anche sul racket della prostituzione, con particolare attenzione a un uomo di nazionalità albanese che nei giorni precedenti avrebbe minacciato Elena e una sua amica connazionale.
A fornire agli investigatori elementi fondamentali è stata proprio l’amica della giovane, una 38enne rumena convivente con Elena, che ha presentato una dettagliata denuncia raccontando gli ultimi giorni prima della scomparsa. Le due donne erano arrivate in Italia da circa tre mesi e avevano iniziato a lavorare come braccianti agricole a Canosa di Puglia. Successivamente si erano spostate nel Foggiano con l’intenzione di prostituirsi sulla statale 16, tra Foggia e San Severo.
Secondo il racconto della 38enne, il 27 febbraio Elena sarebbe stata importunata da un uomo albanese sotto un ponte all’altezza dello svincolo per Manfredonia. L’uomo avrebbe tentato di trascinarla in macchina e, nei giorni successivi, avrebbe ripetutamente minacciato entrambe le ragazze chiedendo loro denaro per poter continuare a prostituirsi in quella zona, pretendendo 150 euro ogni tre giorni da ciascuna. L’ultima volta che l’amica avrebbe visto l’uomo risale a domenica 1 marzo, giorno prima della scomparsa di Elena, quando le avrebbe proposto di lavorare per lui.
La mattina della scomparsa, intorno alle 11.16, Elena si sarebbe allontanata su una Bmw nera con un ragazzo diverso dall’albanese. Poco dopo, alle 12.37, la sua amica l’avrebbe chiamata: durante la telefonata, interrotta bruscamente, si sarebbe sentita la voce di un uomo sullo sfondo. Da quel momento il cellulare di Elena ha continuato a squillare senza risposta. Dopo la denuncia di scomparsa, il telefono della giovane è stato ritrovato a circa due chilometri dal ponte dove era stata vista per l’ultima volta, mentre il giubbotto di pelliccia che indossava quel giorno era stato lasciato sul ciglio della strada.
Gli investigatori continuano a perlustrare la zona con l’ausilio di cani molecolari, droni e ispezioni in casolari abbandonati e pozzi. Nonostante gli sforzi, restano poche certezze sulla sorte della ragazza. I sospetti principali, secondo quanto dichiarato dall’amica, rimangono concentrati sull’uomo albanese che avrebbe cercato di costringere le due donne a lavorare per lui.

