Ex Ilva, PSI: “11 morti non sono destino, ma prezzo di silenzio e inerzia”

Scritto il 05/03/2026
da Redazione

Paolo Castronovi: “Quattordici anni di gestione statale non hanno prodotto sicurezza. Né il privato né lo Stato hanno mantenuto le loro promesse”


“C’è una parola che ricorre, puntuale e vuota, ogni volta che uno stabilimento come Ilva si porta via una vita: tragedia. Ma undici morti dall’inizio della gestione commissariale, due soli nell’arco di trenta giorni, non sono una tragedia nel senso classico del termine, quell’evento imprevisto e ineluttabile su cui l’uomo non ha potere. Sono, invece, il risultato di scelte precise, di omissioni sistematiche, di una catena di responsabilità che nessuno sembra disposto ad assumere fino in fondo”. A scriverlo, in una nota, è Paolo Castronovi, segretario provinciale Avanti-PSI Taranto.

“La nostra posizione è nota e non è cambiata. Non siamo disposti a scegliere tra il lavoro e la vita: questa non è una dicotomia accettabile, né per chi produce acciaio, né per chi respira l’aria attorno a quella fabbrica. Se si vuole produrre, lo si faccia garantendo la sicurezza di tutti. Se si decide di chiudere, lo si faccia tutelando la dignità e il reddito di ogni lavoratore. Tertium non datur o, almeno, non dovrebbe esserlo in uno Stato di diritto”, aggiunge.

“Eppure c’è qualcosa che in queste ore stenta ad emergere nel dibattito pubblico, e che invece merita di essere detto con chiarezza: i controlli non funzionano. Quando a distanza di poco più di un mese un operaio muore con la stessa dinamica del precedente, significa che nessun meccanismo di prevenzione si è davvero attivato. Il servizio di prevenzione della ASL, che dovrebbe essere il primo presidio istituzionale, risulta evidentemente inadeguato. Non è un’accusa generica: è un dato di fatto che chiede risposta immediata, non promesse di commissioni”, evidenzia Castronovi.

“Sono quattordici anni che la sicurezza di questa città è affidata allo Stato. Quattordici anni di commissari, proroghe, decreti salva-Ilva, promesse di rilancio e piani industriali che si accumulano nei cassetti. Il fallimento, perché di fallimento si tratta, oggettivo e incontrovertibile, non riguarda solo questa o quella gestione: riguarda un intero sistema che ha anteposto la continuità produttiva alla protezione delle persone”, continua il segretario provinciale Avanti-PSI Taranto.

“Non scriviamo queste righe nel calore dell’emozione immediata. Scriviamo a mente fredda, consapevoli del peso delle parole e del rispetto che si deve a chi ha perso la vita e a chi quella vita la piange. Ma è proprio per questo che non possiamo continuare a tollerare che le dichiarazioni di cordoglio si sostituiscano alle azioni concrete. Chi ha il potere di intervenire, i ministeri competenti, l’autorità giudiziaria, le aziende sanitarie locali, la struttura commissariale, ha il dovere di farlo adesso, non domani”, sottolinea.

“Una fabbrica che chiude è un fallimento collettivo, ma una fabbrica che uccide, sistematicamente e impunemente, è qualcosa di peggio: è la prova che qualcuno ha già deciso quanto vale una vita operaia. Noi quella valutazione non la accettiamo”, conclude Paolo Castronovi.