A un mese dal referendum sulla riforma della giustizia, l’ultimo sondaggio dell’Istituto Ixè ribalta lo scenario e fotografa un vantaggio del “No”.
La rilevazione – condotta dal 17 al 23 febbraio su un campione di 1.200 persone (margine d’errore ±2,83%) – colloca i contrari alla riforma in una forchetta tra il 51,3% e il 54,3%, mentre il “Sì” si attesterebbe tra il 45,7% e il 48,7%.
Un dato che segna un’inversione rispetto a novembre 2025, quando era il “Sì” a risultare in vantaggio (53% contro il 47%). A gennaio, invece, il quadro appariva sostanzialmente in equilibrio.
Affluenza e consapevolezza
Sul fronte della partecipazione, il 46% degli elettori si dichiara fortemente intenzionato a recarsi alle urne. Trattandosi di referendum confermativo, non è previsto quorum, ma il dato politico resta significativo. La propensione al voto risulta più marcata tra gli elettori di sinistra e centrosinistra.
Quanto alla conoscenza del quesito:
- il 57% afferma di essere informato sui contenuti della riforma;
- il 31,3% ne ha sentito parlare ma non conosce bene i dettagli;
- il 13% ammette di non saperne nulla.
Il peso degli indecisi
Tra chi ancora non ha scelto definitivamente, alla domanda “Se dovesse votare oggi, cosa farebbe?”:
- il 45,9% si orienta verso il “No”,
- il 33% verso il “Sì”,
- il 21,2% resta incerto.
Gli altri sondaggi
Un sorpasso – seppur minimo – del “No” era già emerso anche dal sondaggio di Demopolis, pubblicato da Otto e mezzo su La7: tra 2.000 intervistati, il “Sì” si attestava al 40%, il “No” al 41%, con il 19% di indecisi.
Nei giorni precedenti, rilevazioni di YouTrend e Mannheimer avevano invece restituito un sostanziale testa a testa.
Un quadro ancora fluido, dunque, con una partita che si giocherà non solo sulla polarizzazione tra i due schieramenti, ma soprattutto sulla capacità di mobilitare gli elettori e convincere la fetta ancora ampia di indecisi.

