Piero Amara assolto a Milano sul caso Loggia Ungheria Condannato a 2 anni e mezzo l’ex manager Vincenzo Armanna

Scritto il 21/02/2026
da Maria Teresa Carrozzo

Il Tribunale di Milano ha assolto perché “il fatto non sussiste” l’ex legale esterno di Eni, Piero Amara, dall’accusa di aver sottratto e rivelato, nel gennaio 2020, gli undici verbali segreti sulla presunta Loggia Ungheria da lui stesso resi ai pubblici ministeri tra il 2019 e il 2020.

Il dispositivo è stato letto in aula dalla giudice della decima sezione penale, Giovanna Taricco, che ha accolto la richiesta di assoluzione avanzata dai pm Paolo Filippini e Roberta Amadeo.

La condanna di Armanna

Di segno opposto la decisione nei confronti dell’ex manager Eni Vincenzo Armanna, condannato a due anni e mezzo di reclusione per calunnia. Secondo l’accusa, Armanna avrebbe indicato l’ex agente dei servizi segreti Filippo Paradiso come colui che gli avrebbe fornito copia dei verbali in cambio di 50mila euro, attraverso l’app di messaggistica Wick.

Paradiso, oggi nel settore privato, non si è costituito parte civile nel processo.

Il nodo dell’iPhone e la perizia informatica

Uno dei passaggi più delicati del dibattimento ha riguardato la perizia tecnica disposta dalla giudice sul telefono cellulare di Armanna. L’obiettivo era verificare la presenza di prove fotografiche dei verbali e di eventuali contatti con l’ex 007.

L’analisi, però, non ha prodotto risultati. L’ingegnere forense incaricato, per due mesi, ha tentato di forzare l’accesso allo smartphone utilizzando il software Magnet GreyKey: sono stati effettuati 8.268 tentativi su oltre 14 milioni di possibili combinazioni alfanumeriche. Senza la password di sblocco – che Armanna non ha fornito – i livelli di sicurezza del dispositivo hanno impedito di accedere ai contenuti.

Una volta superata la barriera, l’analisi avrebbe dovuto concentrarsi su parole-chiave come “Piero Amara”, “Loggia Ungheria”, “Filippo Paradiso”, “verbale/verbali” e “Fpfpfp3”, alla ricerca di tracce degli undici verbali depositati tra il 18 novembre 2019 e l’11 gennaio 2020.

Il commento dell’informatico forense in aula è stato lapidario: la perizia, in teoria, “potrebbe durare anche decenni o secoli”.

Il contesto giudiziario

La vicenda dei verbali esplose nel febbraio 2020, quando fu lo stesso Armanna a consegnarli in Procura, accusando i magistrati di essere un “colabrodo” e dichiarando di non “fidarsi più” dell’ufficio.

Per Amara si tratta della seconda assoluzione nei processi milanesi legati a quegli anni. Era già stato assolto nel procedimento per calunnia che coinvolgeva l’ex consigliere del Csm Marco Mancinetti, in attesa del giudizio d’appello.

Resta invece ancora aperto il processo “Eni Complotto”, in cui Amara risponde di un presunto maxi depistaggio ai danni della magistratura milanese. È ferma da quasi due anni a Brescia, per competenza territoriale, anche l’inchiesta sulle presunte calunnie relative alla Loggia Ungheria.

Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro 60 giorni. La difesa di Armanna, rappresentata dall’avvocato Massimiliano Fioravanti, potrà valutare l’eventuale ricorso in appello.

Le reazioni e il significato della sentenza

Con la definizione dinanzi al Tribunale di Milano del processo a carico di Vincenzo Armanna e Piero Amara in danno di Filippo Paradiso, finalmente si cominciano, a distanza di anni, a diradare le nebbie che hanno occultato le verità invocate dalle difese delle persone ingiustamente coinvolte.

L’assoluzione dell’avv. Amara – ex consulente esterno dell’ENI – accusato da Armanna di aver sottratto e rivelato presunti verbali segreti della “famigerata” Loggia Ungheria, depotenzia in maniera incontrovertibile le fondamenta del castello accusatorio alimentato da veleni e dichiarazioni delatorie relative a un presunto complotto in danno dell’ENI.

Con le sue dichiarazioni, in qualità di grande accusatore interno all’ENI, Armanna aveva contribuito alla costruzione di un teorema accusatorio che per anni ha consentito di attivare una diabolica macchina del fango in danno di tutti coloro che erano stati attinti dalle sue propalazioni.

In particolare, lo stesso Armanna in questo processo è stato condannato alla pena di due anni e sei mesi di reclusione per essere stato l’autore di gravi e artificiose calunnie in danno del funzionario di Polizia Filippo Paradiso che, a suo dire quale presunto agente dei servizi segreti, avrebbe fornito copia di inesistenti verbali secretati in cambio di una cospicua somma di denaro.

L’intera attività dibattimentale, corredata da perizie tecniche e diverse attività istruttorie, ha escluso qualsiasi coinvolgimento del Paradiso in ordine ai fatti contestati, facendo emergere inevitabilmente un modus operandi finalizzato al depistaggio investigativo e all’occultamento della verità dei fatti.

Nessuna prova sul complotto ENI-Nigeria.
Nessuna prova di coinvolgimento dei servizi segreti.
Nessuna messaggistica segreta fra Amara e Paradiso.

È quanto emerso in un complesso e articolato processo che ha chiarito la gravità delle dichiarazioni di Armanna, per anni considerato teste chiave nelle vicende più oscure del mondo ENI e che, purtroppo, con tale condotta calunniatoria ha originato procedimenti penali e gravose indagini presso diverse Procure, mietendo vittime illustri salvo poi naufragare in assoluzioni e archiviazioni.

Con questa decisione si sono dissolte le prime ombre sulla figura del Paradiso, vittima – secondo quanto emerso nel dibattimento – di una insensata gogna mediatica con grave pregiudizio alla sua immagine di uomo delle istituzioni e fedele servitore dello Stato.