Una ferita aperta nel cuore del Salento. Il crollo dell’Arco dell’Amore a Torre Sant’Andrea riaccende il dibattito sulla fragilità della costa pugliese e sulla necessità di un piano strutturale contro l’erosione. A intervenire è il senatore Roberto Marti, presidente della Commissione Cultura a Palazzo Madama e segretario regionale della Lega, che parla di “un simbolo evocativo e iconico della nostra terra, conosciuto in tutto il mondo, scomparso per sempre”.
Secondo Marti, il cedimento non può essere archiviato come semplice fatalità legata al maltempo. “È il segnale inequivocabile di una fragilità costiera che non è stata affrontata con la necessaria lungimiranza”, afferma, chiamando in causa la Regione Puglia e chiedendo conto delle azioni concrete messe in campo fino a oggi.
Il riferimento è alle recenti dichiarazioni del presidente regionale Antonio Decaro e dell’assessore al Bilancio Raffaele Piemontese, che hanno annunciato nuovi stanziamenti e sopralluoghi tecnici. “La domanda resta inevasa: cosa è stato fatto concretamente per evitare questo disastro?”, incalza Marti.
Oltre alla perdita paesaggistica, il senatore pone l’accento sulla sicurezza: “Non possiamo limitarci a rincorrere le emergenze. Serve prevenzione reale e immediata per proteggere l’incolumità di cittadini e turisti e per non veder svanire, pezzo dopo pezzo, l’identità della nostra regione”.
L’area di Torre Sant’Andrea, nel territorio di Melendugno, è tra le più fotografate e frequentate del litorale adriatico salentino. Le spettacolari formazioni rocciose, modellate nei secoli dal vento e dal mare, rappresentano un richiamo turistico internazionale. Il cedimento dell’arco naturale – già segnato negli anni da microfratture e dall’azione erosiva – riapre dunque il tema della manutenzione, del monitoraggio costante e degli interventi di consolidamento lungo tutta la costa pugliese.
La richiesta che arriva dal centrodestra è chiara: un piano organico, fondi certi e tempi definiti per contrastare l’erosione marina. Perché, avverte Marti, “non si perda un altro pezzo del nostro patrimonio naturale”.

