Tremiti: recuperati oltre 200 chili di rete a strascico

Scritto il 27/06/2026
da Redazione

Oltre 200 chili di rete a strascico sono stati recuperati dai fondali dell’Area Marina Protetta delle Isole Tremiti nell’ambito del progetto Ghost Gear del WWF Italia. L’operazione, realizzata dal Nucleo Carabinieri Subacquei di Pescara insieme al diving MarlinTremiti e al Laboratorio del MA.RE., punta a liberare il Mediterraneo dagli attrezzi da pesca abbandonati.

La rete, rimasta impigliata su un relitto a circa 50 metri di profondità, rappresentava una pericolosa trappola per la fauna marina. Secondo i tecnici, sarebbe stata trasportata dalle correnti all’interno dell’Area Marina Protetta e non sarebbe riconducibile ad attività di pesca illegale nell’area.

Foto Carabinieri

L’intervento è nato dalla segnalazione del diving MarlinTremiti ai Carabinieri Subacquei di Pescara e si inserisce nelle attività del progetto Ghost Gear, finanziato dalla Fondazione Segre. Le operazioni hanno coinvolto circa 15 subacquei e richiesto oltre dieci immersioni tra pianificazione e recupero. Durante le attività sono stati rinvenuti diversi pesci rimasti intrappolati nella rete, purtroppo già privi di vita.

L’intervento non si fermerà al materiale già recuperato. Sul relitto rimane una parte della rete, stimata complessivamente in circa una tonnellata, che sarà rimossa con ulteriori immersioni per favorire il recupero ecologico dell’area e restituire al relitto il suo ruolo di rifugio naturale per la biodiversità marina.

Foto Carabinieri

Secondo il WWF Italia, le cosiddette “reti fantasma” continuano a intrappolare fauna marina per anni e rappresentano anche una fonte costante di microplastiche. Per questo l’associazione sottolinea l’importanza di sistemi di tracciamento delle reti, della collaborazione con i pescatori e dell’istituzione di un sistema nazionale di recupero degli attrezzi dispersi.

Il relitto interessato dall’intervento si trova in un’area caratterizzata da un’elevata biodiversità, con specie come cernie brune, murene, scorfani neri e il raro Corallo Nero, particolarmente sensibile e protetto. L’obiettivo finale del progetto è trasformare il sito in un ecosistema stabile e sicuro, coniugando tutela ambientale, ricerca scientifica e valorizzazione sostenibile del patrimonio marino.

Foto Carabinieri