ORIA – La riapertura al pubblico del Castello Svevo di Oria rischia di essere minacciata da una presunta illegittimità nella procedura. Intanto, l’ex assessore Fabiano Amati lancia la proposta di espropriare il maniero.
Castello di Oria, accordi e disaccordi: “Conflitto di interessi”
Una nuova convenzione, lo spettro di una eventuale incompatibilità che minaccia la procedura, ma anche un’idea di “esproprio” che rischia di creare scossoni interni alla maggioranza, instillando il dubbio che la strada intrapresa possa non essere quella giusta, quella corretta.
E dire che quella strada, piastrellata con cura per condurre comodamente alla riapertura del Castello Svevo di Oria, sembrava ormai spianata.
Pochi giorni dopo la chiusura positiva della conferenza di servizi, che ha dato l’ok tecnico al progetto della proprietà Borgo Immobiliare Srl, a mettere in discussione l’intero procedimento e quindi l’accordo tra pubblico e privato è il cavalier della Repubblica Franco Arpa che, con una segnalazione, denuncia un presunto conflitto d’interessi.
Negli anni scorsi, un gruppo di sei cittadini, tra cui lo stesso Arpa, intraprese un’azione popolare in sede civile per chiedere il risarcimento dei danni in favore del Comune contro la proprietà del castello, a seguito di abusi edilizi accertati in sede penale. Tra i denuncianti c’erano anche l’attuale sindaco, Cosimo Ferretti, e l’attuale dirigente del Suap Glauco Caniglia. La causa civile è tuttora pendente presso il Tribunale di Brindisi e la prossima udienza è in programma per mercoledì mattina.
Qual è il problema? Nessuno, se non fosse che ad aprire e chiudere la conferenza di servizi è stato lo stesso dirigente che, da cittadino, ha un contenzioso aperto con la stessa proprietà del Castello. Posizione legittima? Lo si vedrà. Proprio come quella del primo cittadino, invitato da Arpa ad astenersi dal voto quando, un giorno, si dovrà approvare in consiglio comunale la deroga urbanistica fondamentale per permettere alla Borgo Immobiliare di avviare le attività economiche.
Castello di Oria, “Procedura traballante, meglio esproprio”
Intanto, l’ex assessore regionale al contenzioso Amati rilancia la proposta di “espropriare” il monumento, prezzo di mercato secondo l’Agenzia delle entrate di 4 milioni e mezzo di euro, stringendo tra le mani il Codice dei beni culturali e fornendo, così, un percorso alternativo e, secondo l’avvocato fasanese, giuridicamente più solido e trasparente.
“Il castello di Oria… strana insistenza – dubita Amati – su una procedura traballante. Ora la questione si fa sospetta. L’unica soluzione quadrata è l’esproprio, come ho già avuto modo di dire in campagna elettorale. Ma io, come si sa, sono sempre in campagna elettorale, soprattutto quando le elezioni non ci sono. Ma perché l’amministrazione comunale preferisce il permesso di costruire in deroga piuttosto che l’esproprio? Come fanno i dirigenti comunali, prima ancora dei politici, a qualificare preferibile l’interesse pubblico meramente “relazionale” sottostante al permesso di costruire piuttosto che quello assolutamente “monofocale” sottostante all’esproprio? In altre parole: potendo espropriare il castello (art. 95 Codice beni culturali), come si fa a scegliere un cambio di destinazione che lascia la proprietà in capo ai privati incrementando il valore in cambio di vaghe rassicurazioni sull’apertura al pubblico? Pare di leggere una riscrittura di comodo del diritto amministrativo, del diritto urbanistico e della logica”.