Ex Ilva, UGL ai parlamentari: “Basta divisioni, ma piano comune”

Scritto il 05/11/2026
da Redazione

Cinque proposte per tutelare lavoratori e indotto. Il sindacato chiede ammortizzatori fino al 2028, garanzie sui crediti e interventi su pensioni e amianto


Un appello a superare le appartenenze politiche per affrontare una crisi che rischia di travolgere non soltanto l’ex Ilva, ma l’intera economia tarantina. Le segreterie territoriali di UGL Metalmeccanici e UGL Chimici hanno scritto a tutti i parlamentari ionici chiedendo un’iniziativa comune per modificare il decreto sulle misure urgenti a sostegno dei lavoratori e dell’indotto siderurgico.

La lettera è stata indirizzata ai deputati Vito De Palma, Dario Iaia, Giovanni Maiorano e Francesca Viggiano e ai senatori Vita Maria Nocco e Mario Turco. Il documento contiene cinque proposte di intervento, già presentate il 27 ottobre durante un’audizione presso le Commissioni riunite IX e X del Senato, per rafforzare le tutele previste dal decreto legge 16 ottobre 2026, numero 185.

Secondo UGL, il provvedimento nella sua formulazione attuale non offre garanzie sufficienti sulla durata degli ammortizzatori sociali, sulla sopravvivenza delle imprese dell’indotto e sul riconoscimento dei diritti previdenziali dei lavoratori esposti a condizioni particolarmente gravose.

Ammortizzatori sociali fino al 2028 e sostegno al reddito

La prima richiesta riguarda il prolungamento delle misure di sostegno economico per i dipendenti coinvolti nella crisi. UGL propone di spostare la scadenza degli ammortizzatori sociali dal 30 giugno 2027 al 31 dicembre 2028, prevedendo un’ulteriore proroga automatica fino al completamento del piano industriale.

Il sindacato chiede inoltre un’integrazione pari al 70% della retribuzione globale di fatto, il riconoscimento di contribuzione effettiva per i periodi di esposizione a rischi specifici e l’anticipo dei trattamenti a fine mese da parte dei datori di lavoro. Per le imprese dell’indotto in difficoltà finanziaria viene proposta l’istituzione di un Fondo di Garanzia che consenta di sostenere queste anticipazioni.

Indotto, la richiesta di eliminare il limite del 50%

Uno dei punti più controversi riguarda i requisiti per accedere alle misure destinate alle aziende che lavorano per l’ex Ilva. UGL contesta la soglia del 50% del fatturato proveniente dalle commesse siderurgiche, sostenendo che tale criterio escluderebbe il 90% delle imprese interessate.

L’organizzazione propone quindi di riconoscere la riduzione dell’attività attraverso documenti come DURC, contratti e attestazioni del committente, senza subordinare le tutele a una percentuale fissa di fatturato. Al tempo stesso chiede che il commissario straordinario garantisca il pagamento integrale dei crediti certi, liquidi ed esigibili vantati dalle aziende dell’indotto.

Il mancato saldo delle somme dovute da Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria viene indicato come uno dei principali fattori di rischio per la continuità delle imprese. Secondo il sindacato, la carenza di liquidità impedisce a numerose attività di far fronte regolarmente a stipendi, contributi e obblighi fiscali, alimentando il pericolo di una successione di fallimenti con conseguenze sull’intero tessuto economico del territorio.

Pensioni anticipate e riconoscimento dei lavori usuranti

Tra le proposte avanzate dal sindacato figura anche il riconoscimento delle attività a ciclo continuo integrale come lavori usuranti negli stabilimenti di Taranto, Genova e Novi Ligure. L’obiettivo è consentire l’accesso anticipato alla pensione ai dipendenti coinvolti in queste lavorazioni, estendendo le tutele anche al personale dell’indotto stabilmente impiegato nelle medesime aree. UGL chiede inoltre che i periodi interessati siano coperti da contribuzione effettiva e non soltanto figurativa.

Un capitolo specifico riguarda l’esposizione all’amianto. Il sindacato propone la riapertura dei termini previsti dalla legge 257 del 1992, con rivalutazione contributiva del periodo di esposizione attraverso il coefficiente 1,5. La misura dovrebbe comprendere il ricalcolo delle posizioni INPS e INAIL e il versamento dei contributi effettivi, estendendo i benefici ai lavoratori diretti e dell’indotto che abbiano trascorso almeno sei mesi nei reparti censiti.

Esodo volontario e scivolo pensionistico fino a sette anni

La quinta proposta riguarda l’introduzione di un Piano straordinario di esodo volontario per i lavoratori che matureranno i requisiti pensionistici entro cinque anni dalla conclusione dell’amministrazione straordinaria. Il piano ipotizzato da UGL prevede un’indennità una tantum equivalente a 24 mensilità, esente da tassazione, e un ponte contributivo effettivo fino a sette anni per i dipendenti impegnati in attività usuranti o esposti all’amianto. Nell’accesso alle misure dovrebbero avere priorità i lavoratori con più di 58 anni, le persone con invalidità e quelle affette da malattie professionali.

L’allarme sul credito negato ai lavoratori in cassa integrazione

Accanto alle proposte previdenziali e occupazionali, UGL denuncia le difficoltà di accesso ai finanziamenti da parte dei dipendenti che percepiscono trattamenti di cassa integrazione. Secondo le organizzazioni sindacali, la condizione occupazionale dei lavoratori finirebbe per penalizzarli nelle valutazioni del sistema creditizio, ostacolando la possibilità di ottenere prestiti e altre forme di sostegno finanziario. Da qui la richiesta di istituire un Fondo di Garanzia per l’accesso al credito, destinato a chi subisce le conseguenze della crisi industriale pur mantenendo il proprio rapporto di lavoro.

L’appello alla politica: “Una proposta unica, senza casacche”

La richiesta conclusiva è rivolta all’intera rappresentanza parlamentare della provincia di Taranto, alla quale UGL chiede di accantonare le differenze politiche e presentare una proposta emendativa condivisa. Il timore espresso dalle segreterie territoriali è che la crisi dell’ex Ilva, aggravata dalle difficoltà dell’indotto e dalla riduzione del reddito disponibile, possa estendersi progressivamente ad altri comparti economici, con ripercussioni sul commercio, sui servizi e sulla tenuta sociale del territorio.

Per UGL, il decreto deve quindi superare una logica di gestione temporanea dell’emergenza e trasformarsi in uno strumento di tutela occupazionale e rilancio industriale, capace di garantire risposte sia ai dipendenti diretti sia alle imprese che operano attorno allo stabilimento siderurgico. Il decreto-legge 185/2026 risulta pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 16 ottobre ed è oggetto di conversione parlamentare, con scadenza fissata al 15 dicembre 2026.