Quattordici richieste di condanna e tre di assoluzione. Si è conclusa così la requisitoria della sostituta procuratrice della Direzione distrettuale antimafia Giovanna Cannarile nel processo ordinario nato dalle inchieste “Lockdown” e “Sud-Est”.
Sono diciassette gli imputati che hanno scelto di affrontare il dibattimento. Le accuse, formulate a vario titolo e secondo le singole posizioni, riguardano traffico di stupefacenti, riciclaggio, gestione e trasferimento di denaro ritenuto di provenienza illecita e rapporti con il sodalizio al centro delle indagini.
La richiesta più alta avanzata dalla Procura è di tredici anni di reclusione. Per un ex commercialista leccese di 45 anni, invece, la pm ha sollecitato una pena di sei anni e nove mesi, oltre a una multa di 13.700 euro.
La posizione del professionista riguarda alcune operazioni risalenti al periodo in cui ricopriva incarichi di presidente e consigliere del consiglio di amministrazione della cooperativa Vitruvio, con sede a Lecce. Secondo l’accusa, avrebbe contribuito al riciclaggio di somme riconducibili al clan.
Gli accertamenti della Guardia di finanza avrebbero ricostruito nove bonifici, effettuati tra maggio 2019 e settembre 2020, per un importo complessivo di circa 10.700 euro. I trasferimenti risultavano formalmente collegati al pagamento di buste paga.
Per gli inquirenti, una giustificazione alle operazioni sarebbe stata fornita attraverso rapporti di lavoro. Il primo ottobre 2019 sarebbe stato sottoscritto con uno degli imputati un contratto come socio autonomo della cooperativa, con una retribuzione netta mensile di 2.500 euro. Un precedente contratto di assunzione a tempo indeterminato sarebbe stato stipulato con la moglie il 7 maggio dello stesso anno.
All’ex commercialista viene inoltre contestato il trasferimento di circa 139mila euro su un proprio conto corrente in Bulgaria. I bonifici sarebbero stati disposti per conto di società a lui riconducibili e avrebbero avuto, secondo la Procura, lo scopo di ostacolare la ricostruzione della provenienza delle somme. Per le condotte contestate è stata indicata anche l’aggravante mafiosa.
Per gli altri imputati destinatari delle richieste di condanna, la Dda ha invocato otto anni, sei anni e otto mesi, quattro anni e sei mesi e tre anni di reclusione, questi ultimi accompagnati da una multa di 4.500 euro. Chiesti inoltre due anni e nove mesi per una posizione, due anni e otto mesi per altre due e un anno e otto mesi per un’altra. Per quattro imputati la richiesta è di un anno e sei mesi ciascuno.
La rappresentante dell’accusa ha invece sollecitato l’assoluzione per tre persone, rispettivamente di 48, 49 e 58 anni.
Il processo si svolge davanti al collegio presieduto da Fabrizio Malagnino, affiancato dai giudici Maddalena Torelli e Marco Marangio Mauro. L’udienza è stata aggiornata all’11 novembre, quando prenderanno la parola i difensori.
Nel collegio difensivo figurano gli avvocati Francesa Conte, Mariangela Calò, Raffaele Benfatto, Pantaleo Cannoletta, Giuseppe De Luca, Roberto De Mitri Aymone, Luca Laterza e Laura Minosi. Al termine delle arringhe, spetterà ai giudici valutare le singole posizioni e le richieste formulate dalla Procura.