Un possibile contrasto per denaro è tra le piste seguite dai carabinieri per l’omicidio di Antimo Mazzotta, il 78enne originario di Squinzano trovato morto martedì in un pozzo nella sua villa di Torre Rinalda.
Gli investigatori hanno ascoltato diverse persone, tra cui un uomo che avrebbe contratto un debito con il pensionato. Il suo eventuale coinvolgimento nel delitto resta da accertare. Al vaglio anche la testimonianza di un conoscente che avrebbe sentito Mazzotta discutere animatamente al telefono per una somma di denaro.
Le indagini sono condotte dai carabinieri del Nucleo investigativo di Lecce, guidati dal tenente colonnello Cristiano Marella e coordinati dal pubblico ministero Luigi Mastroniani. Nella proprietà sono stati eseguiti nuovi sopralluoghi alla ricerca dell’arma e di altre tracce.
Un elemento centrale riguarda la scomparsa del server della videosorveglianza, che avrebbe potuto custodire le immagini degli ultimi accessi alla villa. Resta da verificare se sia stato sottratto per impedire il recupero delle registrazioni. Mancherebbe anche il portafoglio della vittima. Non sarebbero invece emersi segni di effrazione: il pensionato potrebbe aver aperto a qualcuno che conosceva.
L’allarme era scattato dopo che due giovani addetti alla cura del verde avevano raggiunto l’abitazione senza ottenere risposta. Un conoscente, chiamando da un’utenza francese, aveva sollecitato un controllo perché non aveva notizie del 78enne da circa due giorni. Anche la moglie, residente nel Regno Unito, non riusciva a contattarlo.
Il corpo è stato recuperato dai sommozzatori dei vigili del fuoco. Le tracce di sangue fanno ipotizzare un’aggressione all’esterno dell’abitazione, seguita dal trascinamento del cadavere fino al pozzo.
Sarà l’autopsia, affidata al medico legale Alberto Tortorella, a chiarire la causa e l’epoca della morte. Da accertare soprattutto l’origine della lesione sul volto, che potrebbe essere stata provocata da un proiettile o da un oggetto appuntito.
Intanto proseguono gli accertamenti sui cellulari e sul computer sequestrati, per ricostruire gli ultimi contatti e i rapporti economici del pensionato. Restano aperte anche le ipotesi della rapina e del movente personale.