Difendere 350 posti di lavoro e garantire la continuità di un servizio essenziale per le persone più fragili. È questo l’obiettivo dello sciopero e del sit-in proclamati da FP CGIL, CISL FP e UIL FP Brindisi per venerdì 6 novembre, dalle 10:30 alle 14:00, nei pressi della sede della Presidenza della Regione Puglia, sul Lungomare Nazario Sauro 33, a Bari. Alla mobilitazione prenderanno parte circa 200 operatori.
Al centro della vertenza c’è il piano di riorganizzazione e rimodulazione dell’Assistenza Domiciliare Integrata (ADI) proposto dall’ASL di Brindisi, che le organizzazioni sindacali giudicano «del tutto irricevibile». Secondo le sigle, la proposta si fonda su conteggi ragionieristici che non considerano adeguatamente i bisogni assistenziali del territorio e rischiano di compromettere un servizio costruito in dieci anni di lavoro.
A rendere ancora più incomprensibile la scelta, sottolineano i sindacati, è il valore del modello brindisino, che ha contribuito al raggiungimento degli standard dei Livelli essenziali di assistenza (LEA), consentendo alla Regione Puglia di ottenere riconoscimenti economici per 24 milioni di euro.
«Invece di esportare questo modello d’eccellenza nelle altre province, in linea con le direttive del DM 77/2022 e del Ministero della Salute, che vede nell’assistenza domiciliare il futuro della sanità per decongestionare gli ospedali, si sceglie di tagliare», denunciano FP CGIL, CISL FP e UIL FP.
Le conseguenze, avvertono le organizzazioni sindacali, ricadrebbero sia sulle lavoratrici e sui lavoratori sia sui cittadini che necessitano di cure domiciliari. «Questo progetto mette a rischio il futuro di 350 lavoratrici e lavoratori che in dieci anni hanno costruito una rete socio-assistenziale di primissimo ordine, e minaccia la tutela dei soggetti più fragili della nostra comunità».
Per questo le tre sigle hanno chiesto un incontro urgente al presidente della Giunta regionale, Antonio Decaro, sollecitando un intervento immediato per fermare il provvedimento dell’ASL, rivedere il piano e garantire la piena salvaguardia dei livelli occupazionali e della qualità dell’assistenza.