Nel 2025 nati meno di 356mila bambini, il 3,8% in meno rispetto al 2024. L’età delle madri continua a salire e quasi una donna su quattro resta senza figli
L’Italia continua a fare sempre meno figli e il Mezzogiorno, un tempo considerato il territorio delle famiglie numerose, sta perdendo anche il suo storico primato di natalità. Il Paese cambia volto, le donne diventano madri sempre più tardi e avere un figlio non rappresenta più una scelta scontata. A fotografare questa trasformazione sono i dati dell’Istat relativi al 2025, che certificano un nuovo minimo delle nascite e mostrano come la crisi demografica attraversi ormai tutte le regioni italiane.
Nel corso dell’anno sono venuti al mondo 355.772 bambini, circa 14mila in meno rispetto al 2024, con una flessione del 3,8%. Un andamento che non sembra destinato a invertirsi: le prime rilevazioni del 2026 segnalano già una diminuzione di circa 2mila nati rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
Il Sud non è più la terra delle famiglie numerose
Uno degli aspetti più significativi riguarda proprio il Mezzogiorno. La tradizionale differenza tra Nord e Sud nel numero di figli per donna si è praticamente annullata. Il tasso di fecondità nazionale è sceso a 1,14 figli per donna, mentre al Sud si attesta a 1,16, un valore quasi identico all’1,15 registrato nelle regioni settentrionali. Ancora più basso il dato del Centro, fermo a 1,07.
Il Mezzogiorno registra anche la contrazione più marcata delle nascite rispetto al 2024. I primogeniti sono diminuiti del 5,3%, contro il 2,3% del Nord e il 3,9% del Centro. La flessione riguarda anche i secondi figli: -5,5% al Sud, -4,3% al Nord e -4,6% al Centro.
A spiegare questo progressivo avvicinamento è Sara Miccoli, ricercatrice dell’Istat: «È legato sicuramente alla diffusione uniforme su tutto il territorio nazionale dei nuovi modelli culturali, ma anche delle medesime criticità socio-economiche: le difficoltà nel raggiungere l’indipendenza economica, la ricerca di un lavoro stabile, l’accesso al mercato abitativo e la carenza di servizi a supporto della conciliazione tra famiglia e lavoro rappresentano infatti ostacoli omogenei in tutto il Paese».
Madri sempre più tardi, soprattutto tra le laureate
La maternità viene rimandata sempre più avanti negli anni. L’età media al parto ha raggiunto i 32,7 anni, mentre il primo figlio arriva mediamente a 32 anni. A incidere sui tempi è anche il livello di istruzione. Le donne con licenza media diventano madri in media a 29,7 anni, quelle diplomate a 32,5, mentre tra le laureate l’età sale a 34,9 anni.
Il rinvio della maternità si inserisce in una trasformazione demografica che ha radici lontane. La diminuzione delle nascite è cominciata negli anni Settanta, ha conosciuto una breve inversione di tendenza a cavallo del nuovo Millennio ed è ripresa nel 2008. Rispetto a vent’anni fa, oggi in Italia nascono circa 200mila bambini in meno ogni anno.
Una donna su quattro non ha figli
Non cambiano soltanto i tempi della maternità, ma anche le scelte personali. L’Istat segnala infatti l’emergere di percorsi di vita alternativi alla genitorialità, che contribuiscono alla progressiva riduzione delle nascite. Un dato particolarmente significativo riguarda le donne nate nel 1976, che nel 2026 compiono 50 anni e hanno in gran parte concluso il proprio percorso riproduttivo: il 23% non ha avuto figli. La cosiddetta Generazione 1976 rappresenta così uno degli esempi più evidenti di quanto siano cambiati i modelli familiari e le scelte legate alla maternità.
Meno matrimoni, più coppie miste e doppi cognomi
La trasformazione della famiglia italiana emerge anche da altri indicatori. Tra i bambini nati da madri con meno di 24 anni, il 62,4% ha genitori non sposati. Considerando soltanto le coppie italiane, la percentuale raggiunge addirittura il 78,7%. Aumentano inoltre i figli di coppie miste, che rappresentano ormai quasi un nato su dieci, con una crescita del 4,2% rispetto al 2024.
Si diffonde anche l’attribuzione del doppio cognome, che riguarda il 7,3% dei nuovi nati. Restano invece invariate le preferenze nella scelta dei nomi: Leonardo è ancora il più utilizzato per i maschi, Sofia per le femmine.
L’appello delle associazioni familiari
Di fronte a un quadro demografico che continua a peggiorare, il Forum Nazionale delle Associazioni Familiari chiede interventi capaci di sostenere concretamente chi desidera avere figli. «I dati Istat ci consegnano un quadro che non possiamo limitarci a registrare. Servono politiche strutturali, continuative e capaci di accompagnare le famiglie nel tempo», dichiara Adriano Bordignon, presidente del Forum.