Lettera aperta al sindaco di Taranto dopo la manifestazione del 17 ottobre. Carbotti, Mariggiò e D’Amato chiedono la chiusura dell’area a caldo, bonifiche e garanzie occupazionali. Proposta la convocazione di un tavolo pubblico sulla riconversione industriale
La posizione del sindaco di Taranto, Piero Bitetti, sulla manifestazione del 17 ottobre riaccende il confronto politico sul futuro dell’ex Ilva. Europa Verde-Verdi/Alleanza Verdi e Sinistra contesta la presa di distanza del primo cittadino dalle ragioni della mobilitazione e chiede all’amministrazione comunale di confermare gli impegni assunti durante la campagna elettorale per il superamento dell’attuale modello siderurgico.
La richiesta è contenuta in una lettera aperta firmata da Giovanni Carbotti, portavoce cittadino di Europa Verde, Anna Mariggiò, componente del Consiglio nazionale federale del partito, e Rosa D’Amato, commissaria regionale pugliese.
Al centro dell’intervento ci sono la tutela della salute, la salvaguardia dell’occupazione e la necessità di costruire un percorso di riconversione economica e industriale condiviso con la cittadinanza.
“Incomprensibile la distanza dalle 10mila persone in piazza”
I rappresentanti di Europa Verde richiamano la partecipazione alla manifestazione del 17 ottobre, durante la quale, secondo gli organizzatori, circa 10mila persone hanno chiesto garanzie per la salute, il lavoro e un futuro economico meno dipendente dalla siderurgia.
“La Sua presa di distanza dalle ragioni della manifestazione del 17 ottobre e dalle 10.000 persone che hanno chiesto salute, lavoro e un futuro oltre la monocultura dell’acciaio è per noi incomprensibile”, scrivono al sindaco. Secondo i firmatari, la mobilitazione ha rappresentato un segnale del disagio accumulato negli anni da cittadini, lavoratori e famiglie di fronte alle conseguenze ambientali e sociali della presenza industriale.
Per questo chiedono che le istanze emerse dalla piazza diventino parte integrante delle decisioni dell’amministrazione comunale. “La manifestazione non può essere né ignorata né liquidata con una presa di distanza, ma pone ancora una volta una domanda di responsabilità che l’Amministrazione ha il dovere di raccogliere”, sostengono i rappresentanti ambientalisti.
Ex Ilva, chiesta la chiusura dell’area a caldo
Nella lettera viene richiamato il programma elettorale al quale Europa Verde afferma di aver contribuito, sostenendo l’inserimento di alcuni obiettivi relativi al futuro dello stabilimento siderurgico. Tra questi figurano la chiusura dell’area a caldo, l’opposizione alla realizzazione di nuovi impianti inquinanti, le bonifiche delle aree interne ed esterne all’ex Ilva e la riqualificazione professionale dei lavoratori. Per i firmatari, tali indicazioni devono ora tradursi in iniziative amministrative e politiche coerenti.
Europa Verde esprime inoltre scetticismo rispetto alla possibilità che il solo percorso di decarbonizzazione possa rispondere alle richieste di cambiamento avanzate dalla cittadinanza. “Il richiamo a un’ipotetica e improbabile decarbonizzazione non risponde alla richiesta di superare il modello industriale inquinante che ha segnato la città e la provincia”, si legge nella lettera.
Si tratta di una posizione politica che rilancia il confronto sulle possibili alternative produttive e sulle modalità con cui garantire contemporaneamente la tutela ambientale e la continuità del reddito dei lavoratori.
“Salute e lavoro non devono essere contrapposti”
I tre esponenti ambientalisti sottolineano che qualsiasi progetto di trasformazione industriale dovrà prevedere adeguate garanzie sociali.
La chiusura delle attività considerate inquinanti, nella loro impostazione, dovrà essere accompagnata da interventi per sostenere l’occupazione, assicurare il reddito e favorire percorsi di formazione e riconversione professionale. “Nessuna transizione può essere realizzata ignorando queste paure o lasciando sole le comunità”, affermano, chiedendo che la difesa della salute non venga presentata come un’alternativa alla tutela del lavoro.
Il principio indicato come irrinunciabile è che “la salute non può essere subordinata ad alcun tipo di produzione”. Su questa base, Europa Verde ritiene necessario sviluppare alternative economiche credibili, capaci di rispondere anche alle preoccupazioni dei dipendenti e delle imprese coinvolte nella filiera siderurgica.
La proposta: un tavolo pubblico con cittadini, sindacati e imprese
La lettera non si limita alle critiche nei confronti del sindaco, ma contiene anche una richiesta operativa. Europa Verde invita Bitetti e la maggioranza comunale a convocare un tavolo pubblico al quale partecipino cittadini, comitati, associazioni, sindacati, lavoratori e rappresentanti delle imprese. L’obiettivo sarebbe definire tempi, strumenti e garanzie di un percorso di riconversione, individuando impegni pubblici verificabili.
I firmatari chiedono inoltre che la politica assuma un ruolo diretto nelle decisioni sul futuro industriale di Taranto, senza attendere sistematicamente gli esiti dei procedimenti giudiziari. “Ricomporre la comunità richiede ascolto, una direzione politica chiara e impegni pubblici verificabili”, sottolineano Carbotti, Mariggiò e D’Amato.
L’appello conclusivo è rivolto al sindaco affinché coinvolga l’intera maggioranza e il Consiglio comunale nella definizione del percorso. Per Europa Verde, l’apertura di un confronto pubblico e il riconoscimento delle ragioni di chi ha manifestato il 17 ottobre rappresentano condizioni essenziali per proseguire un dialogo politico sul futuro dell’ex Ilva e della città.