Da qualche settimana, è iniziata la seconda vita di Angelo Bonavolontà con la maglia del Taranto. Dopo l’esperienza in riva allo Ionio nella stagione 2018/19, il centrocampista ha scelto di sposare nuovamente il progetto rossoblu.
Bonavolontà è stato uno dei primi acquisti messi a segno dal direttore sportivo Montervino per puntellare la rosa con qualità ed esperienza. Nel corso di ‘Rossoblu’, in onda su Teleregione, il centrocampista ha spiegato i motivi del suo ritorno: “Ero reduce da un mese molto difficile. Quando ho ricevuto la chiamata del Taranto non ci ho pensato due volte, a prescindere dalla categoria è molto difficile rifiutare i rossoblu. Per ambizioni, per l’ambiente, per il direttore e per il mister. Tornare a Taranto è motivo di grande orgoglio, spero di conquistare la categoria superiore con questa maglia”.
Nell’ultimo match, Bonavolontà è sceso in campo da titolare nella vittoria contro l’Ugento. Un successo analizzato così dal calciatore: “Siamo stati bravi a rendere la partita più facile. L’Ugento ha cercato di fare qualcosa in più nella ripresa, devi essere bravo anche a soffrire per vincere le gare”.
Un modus operandi che dovrà restare tale sia in casa che in trasferta: “Se vuoi vincere il campionato bisogna avere sempre la stessa mentalità, sia in casa che in trasferta”, ha spiegato Bonavolontà: “Sono arrivato nel match con il Canosa, in cui gli avversari hanno concluso il primo tempo in maniera negativa ma sono stati bravi a cogliere l’occasione del rigore. Dobbiamo migliorare sicuramente, per fare un campionato importante serve la mentalità giusta”.
Mentalità che è ben presente nello spogliatoio rossoblu, come assicurato dal centrocampista: “Quando indossi una maglia come quella del Taranto, non puoi non avere la mentalità giusta. Ci sono tanti giocatori esperti che sanno vincere e sono loro a metterci a nostro agio. Dobbiamo seguirli, ora ho un piccolo bagaglio di esperienza da mostrare anche ai più giovani”.
Impossibile non menzionare l’impatto dello Iacovone sulla squadra di Tiozzo e sugli avversari. Un’emozione illustrata da Bonavolontà con una similitudine: “Per un avversario, giocare qui è più semplice perché ha meno da perdere. Ho giocato in stadi belli ma meglio dello ‘Iacovone’ ce ne sono pochi. Se venissi da avversario farei lo stesso. Entrare nello stadio è stato emozionante come per un bambino entrare in un parco giochi. Dobbiamo essere tutti onorati e sentire il peso di questo stadio”.