MOLA DI BARI- “L’episodio accaduto a Mola di Bari, dove alcuni piccoli produttori agricoli sono stati sanzionati per la vendita dei propri prodotti ortofrutticoli esposti sulle tradizionali “sedie”, e la posizione assunta dal professor Pietro Santamaria, che ha chiesto di rivedere quelle sanzioni e di salvaguardare una pratica profondamente radicata nella storia agricola del territorio, meritano una riflessione che vada oltre la singola vicenda amministrativa”. Inizia così una nota del presidente di Slow Food Puglia, Marco Dadamo, a sostegno dei contadini e delle tradizioni che custodiscono.
“Slow Food Puglia- prosegue Dadamo- esprime il proprio sostegno ai piccoli agricoltori di Mola e, più in generale, a tutti quei contadini che ogni giorno custodiscono un patrimonio fatto di biodiversità agricola, varietà locali, saperi, tradizioni e paesaggi rurali. Quella delle “sedie” non è soltanto una modalità di vendita. Dietro quelle sedie ci sono famiglie, piccoli appezzamenti di terra, lavoro quotidiano e un rapporto diretto tra chi produce e chi consuma. Ci sono prodotti della terra e varietà agricole che raccontano la storia e l’identità di un territorio e che rischierebbero di scomparire se venissero meno proprio quei piccoli agricoltori che continuano, spesso con grandi sacrifici, a coltivarle. I contadini custodi svolgono un ruolo fondamentale nella salvaguardia della biodiversità agraria. Conservano sementi e varietà locali, mantengono vive tecniche e conoscenze tramandate nel tempo e adottano pratiche agricole attente alla fertilità del suolo, al paesaggio e all’ambiente. Il loro lavoro produce un beneficio che va ben oltre la singola azienda agricola: la biodiversità non è soltanto una ricchezza del passato, ma una risorsa strategica per il futuro dell’agricoltura e delle nostre comunità. È proprio per sostenere questi agricoltori e creare occasioni concrete di incontro tra produttori e consumatori che Slow Food promuove i Mercati della Terra: luoghi nei quali i piccoli produttori possono vendere direttamente ciò che coltivano e trasformano, valorizzando le produzioni locali, le varietà tradizionali e il lavoro agricolo. I Mercati della Terra non sono semplicemente spazi commerciali. Sono luoghi di relazione, conoscenza ed educazione al cibo, nei quali la biodiversità può essere conosciuta, apprezzata e sostenuta attraverso le scelte quotidiane dei consumatori. La vendita diretta è dunque parte integrante di un modello agricolo che Slow Food considera fondamentale: accorciare la distanza tra produttore e consumatore significa riconoscere il valore del lavoro contadino, rafforzare l’economia locale e contribuire alla tutela dell’ambiente e della biodiversità. Per questo riteniamo necessario trovare soluzioni capaci di conciliare il rispetto delle regole con la tutela di una tradizione, evitando soprattutto che siano proprio i piccoli agricoltori a pagare il prezzo più alto. Non chiediamo una zona franca e non chiediamo che le regole vengano ignorate. Chiediamo, al contrario, regole semplici, chiare, proporzionate e facilmente applicabili, costruite tenendo conto delle caratteristiche delle piccole realtà agricole e capaci di garantire al tempo stesso correttezza, trasparenza e tutela di tutti gli operatori economici. Le regole sono necessarie. Ma quando una norma non tiene conto della realtà che deve disciplinare, è doveroso interrogarsi sulla sua applicazione e, se necessario, correggerla. Il rispetto delle regole e la tutela dei piccoli agricoltori non devono essere considerati obiettivi contrapposti. È possibile e necessario trovare un equilibrio che garantisca tutti: i piccoli produttori, le imprese agricole strutturate, i commercianti e i consumatori. Non possiamo accettare, però, che a essere penalizzati siano proprio quei contadini che con il loro lavoro quotidiano mantengono viva la biodiversità agricola e il patrimonio rurale della nostra terra. Slow Food Puglia è al loro fianco. Perché dietro una sedia piena di ortaggi e frutta non c’è soltanto una vendita. C’è un contadino. C’è una famiglia. C’è una varietà agricola da salvare. C’è un paesaggio da preservare. C’è una comunità che tiene vivo il proprio rapporto con la terra”.