Taranto, dieci consiglieri contro Bitetti: “Dimettiti”

Scritto il 10/10/2026
da Redazione

Duro attacco al sindaco dopo l’abbandono dell’aula da parte della maggioranza. L’opposizione: “I lavoratori non sono un intralcio, chiedono risposte”


La polemica sull’interruzione dei lavori del Consiglio comunale di Taranto si trasforma in una richiesta collettiva di dimissioni del sindaco Piero Bitetti. Dieci consiglieri comunali contestano duramente la posizione assunta dal primo cittadino dopo le proteste dei lavoratori in aula, accusandolo di aver cambiato atteggiamento rispetto a quando ricopriva la carica di presidente dell’assemblea.

A firmare il documento sono Giampaolo Vietri, Tiziana Toscano, Luca Lazzaro, Adriano Tribbia, Francesco Tacente, Massimiliano Stellato, Rosario Ungaro, Emiliano Messina, Mirko Di Bello e Gregorio Stano.

Al centro della contestazione ci sono la gestione delle proteste occupazionali, il mancato numero legale nell’ultima seduta e la lettera con cui Bitetti ha richiamato i consiglieri al rispetto delle regole istituzionali.

“Quando era presidente, i lavoratori potevano parlare”

La critica principale riguarda quella che i dieci consiglieri considerano una contraddizione nel comportamento politico e istituzionale del sindaco. Il documento ricorda che, durante le amministrazioni guidate da Ezio Stefàno e Rinaldo Melucci, quando Bitetti ricopriva il ruolo di presidente del Consiglio comunale, ai lavoratori sarebbe stata più volte concessa la possibilità di intervenire durante le sedute, anche per contestare l’operato delle giunte in carica.

“Il Consiglio comunale di Taranto ha sempre dato la parola ai lavoratori che sono intervenuti in aula per rappresentare le proprie difficoltà, le proprie emergenze e, spesso, veri e propri drammi occupazionali e familiari. La città lo sa bene: è sempre stato fatto per rispetto nei confronti di persone che chiedono ascolto e risposte, indipendentemente da chi fosse il sindaco in carica e dal colore politico dell’amministrazione contestata”.

Da qui l’interrogativo rivolto direttamente al primo cittadino. “I lavoratori potevano protestare contro gli altri sindaci quando Bitetti era presidente del Consiglio comunale, mentre oggi, con lui alla guida della città, non possono più farlo?”.

La contestazione sulla lettera del sindaco

Nel mirino finisce anche la comunicazione con cui Bitetti ha richiamato il presidente del Consiglio comunale e i consiglieri al rispetto delle procedure, evidenziando il rischio di paralisi dell’attività consiliare.

Per i firmatari, il riferimento alle norme non dovrebbe trasformarsi in un ostacolo all’ascolto delle persone coinvolte nelle vertenze occupazionali.

“Bitetti sembra riscoprire le regole e dimenticare il buon senso a seconda della convenienza politica. Viene così il sospetto che dietro questi richiami formali si nasconda soprattutto la volontà di evitare il confronto con situazioni drammatiche che chiedono ascolto e risposte alle istituzioni”.

I consiglieri sostengono che la possibilità di rappresentare le proprie difficoltà davanti all’assemblea cittadina abbia sempre costituito una forma di confronto tra lavoratori e istituzioni.

“È stata la maggioranza a far mancare il numero legale”

Un altro punto riguarda quanto accaduto durante l’ultima seduta, quando l’uscita dall’aula dei consiglieri di maggioranza ha determinato la mancanza del numero legale e l’interruzione dei lavori.

I dieci firmatari attribuiscono la responsabilità politica di questo epilogo alla coalizione che sostiene Bitetti, contestando la scelta di interrompere la discussione proprio mentre erano presenti lavoratori in attesa di risposte. “Quanto accaduto nell’ultima seduta del Consiglio comunale rende la situazione ancora più paradossale: è stata proprio la maggioranza che sostiene Bitetti ad abbandonare l’aula, facendo mancare il numero legale. Chi ha il dovere di governare la città ha così contribuito a impedire il regolare svolgimento dei lavori consiliari, mentre i lavoratori continuano ad attendere risposte”.

La maggioranza aveva invece motivato la propria decisione denunciando presunte irregolarità nella conduzione della seduta e una limitazione delle prerogative dei consiglieri.

Le responsabilità sulle vertenze occupazionali

La contestazione si estende anche alle difficoltà economiche e sociali che interessano Taranto. Secondo i consiglieri, molte delle problematiche attuali si sarebbero accumulate nel corso degli anni, anche durante le precedenti esperienze amministrative alle quali Bitetti ha partecipato.

Per questo ritengono che il sindaco debba assumersi la responsabilità di affrontare le vertenze, senza limitarsi a richiamare gli aspetti regolamentari. “I lavoratori non sono un intralcio ai lavori del Consiglio comunale. Sono cittadini che chiedono risposte su questioni che riguardano il loro futuro, quello delle loro famiglie e quello dell’intera città”.

La richiesta finale: “Se non sei in grado di governare, dimettiti”

Il documento si conclude con una richiesta esplicita rivolta al sindaco e alla maggioranza. I dieci consiglieri chiedono a Bitetti di chiarire le ragioni del diverso atteggiamento che gli attribuiscono nella gestione delle proteste dei lavoratori, sollecitando un’assunzione di responsabilità politica. “Taranto ha bisogno di un sindaco che ascolti i lavoratori, affronti le emergenze e si assuma la responsabilità delle proprie decisioni. Non di un sindaco che, nel passaggio dal ruolo di presidente del Consiglio comunale a quello di primo cittadino, sembra aver cambiato criterio proprio sul diritto dei lavoratori di far sentire la propria voce”.

L’affondo conclusivo è ancora più diretto. “Sindaco Bitetti, i lavoratori non sono il problema. Il problema è un’amministrazione che non riesce a dare loro risposte. E se non sei in grado di governare, dimettiti!”.