La proposta al Governo: valutare nuovi cantieri per navi militari e da crociera. Chiesto un confronto operativo entro 90 giorni e un Campus della navalmeccanica
Non soltanto manutenzione delle unità navali, ma anche costruzione di grandi navi complete, militari e da crociera. È la sfida industriale che Confartigianato Taranto propone al Governo, chiedendo di inserire concretamente la città ionica nei programmi di sviluppo di Fincantieri, senza attendere la conclusione della crisi dell’ex Ilva.
L’associazione sollecita un confronto operativo tra Ministero delle Imprese e del Made in Italy, gruppo cantieristico, Autorità portuale e istituzioni territoriali, con una prima risposta pubblica entro 90 giorni.
L’obiettivo non è semplicemente attrarre un altro grande insediamento produttivo, ma costruire una filiera di imprese locali capace di generare occupazione qualificata, competenze e opportunità economiche durature.
Il piano Fincantieri e l’occasione per Taranto
Il punto di partenza è il piano industriale Fincantieri 2026-2030, che prevede il raddoppio della capacità produttiva dei cantieri italiani della Difesa e una riorganizzazione delle attività legate alla costruzione delle navi da crociera.
Per queste ultime sono previsti investimenti in Italia, insieme al trasferimento in Romania di parte delle lavorazioni relative a sezioni e tronconi.
Confartigianato ritiene che questa trasformazione debba rappresentare un’occasione per verificare le potenzialità industriali del territorio tarantino.
“Fincantieri sta ridisegnando la propria capacità industriale. Il piano 2026-2030 prevede il raddoppio della capacità produttiva dei cantieri italiani della Difesa e, per le navi da crociera, investimenti in Italia e il trasferimento in Romania di parte delle lavorazioni su sezioni e tronconi. Sono scelte che incideranno sul settore. Perché Taranto dovrebbe restarne fuori?”.
L’associazione ricorda che Fincantieri è un gruppo a controllo pubblico attraverso CDP Equity. Pur riconoscendo che le decisioni produttive competono all’azienda, chiede al Governo di promuovere una valutazione specifica sulla possibilità di realizzare nuove costruzioni navali nel capoluogo ionico.
“Non aspettiamo la fine della crisi ex Ilva”
La proposta si inserisce nel più ampio dibattito sulla diversificazione economica di Taranto, ancora fortemente condizionata dalle vicende dello stabilimento siderurgico.
Confartigianato ritiene necessario avviare subito nuovi percorsi industriali, senza subordinare ogni decisione al futuro dell’ex Ilva.,“La crisi dell’ex Ilva non può decidere anche i tempi della diversificazione di Taranto. Mentre discutiamo del destino della grande fabbrica, altrove si programmano le produzioni dei prossimi anni. Aspettare la fine della vertenza siderurgica prima di creare nuove attività industriali sarebbe un errore gravissimo”.
L’associazione richiama anche gli annunci del maggio 2025, quando il Mimit indicò Fincantieri tra i soggetti interessati a investire a Taranto, annunciando un tavolo permanente per seguire gli sviluppi delle iniziative. Confartigianato, presente a quell’incontro, chiede ora di conoscere quali progetti abbiano effettivamente compiuto passi avanti.
Arsenale, porto e cantieri: le infrastrutture da valorizzare
Taranto, secondo l’associazione, dispone già di competenze e strutture dalle quali partire. L’Arsenale Militare Marittimo ha una lunga tradizione nella costruzione di unità militari, sviluppata tra il 1894 e il 1967, mentre oggi è impegnato prevalentemente nelle attività di manutenzione navale, anche attraverso il contributo delle imprese del territorio.
Tra gli altri siti richiamati figurano gli ex Cantieri Tosi di Buffoluto, ancora chiusi ma interessati da un progetto di recupero e adeguamento, e l’ex Yard Belleli, al centro di un percorso di riconversione per la nautica da diporto. A questi si aggiungono le infrastrutture e le aree disponibili nell’ambito portuale. La richiesta è di effettuare una ricognizione dettagliata per individuare quali spazi possano effettivamente ospitare nuove produzioni, considerando fondali, concessioni, vincoli, scali di costruzione e investimenti necessari.
Novanta giorni per un primo riscontro
Confartigianato propone un percorso con responsabilità e scadenze definite. Il Mimit dovrebbe promuovere un confronto con Fincantieri, Autorità di Sistema Portuale e istituzioni competenti, coinvolgendo anche la Marina Militare per le infrastrutture di propria pertinenza. “Entro novanta giorni attendiamo un primo riscontro pubblico: soggetti coinvolti, ipotesi da esaminare e calendario. Non un altro annuncio, ma responsabilità e tempi verificabili”. Parallelamente, Regione Puglia, Comune di Taranto, Autorità portuale, Politecnico e rappresentanze imprenditoriali dovrebbero lavorare alla predisposizione di una candidatura territoriale documentata, capace di illustrare le potenzialità effettive dell’area ionica.
Una filiera di imprese, non un’altra grande fabbrica isolata
Uno degli elementi centrali della proposta riguarda il ruolo delle aziende locali. Confartigianato richiama l’esperienza della grande industria tarantina, sottolineando come gli investimenti realizzati negli ultimi decenni non abbiano prodotto un tessuto manifatturiero sufficientemente ampio e autonomo.
Per evitare di ripetere questo modello, l’associazione propone di mappare le imprese già qualificate per la cantieristica, individuare quelle che potrebbero entrare nella filiera e accompagnare le aziende interessate nell’acquisizione di certificazioni, tecnologie e competenze.
Il riferimento è alle realtà cantieristiche di Monfalcone, Marghera, La Spezia e Castellammare di Stabia, dove attorno ai grandi stabilimenti si sono sviluppate reti di fornitori, progettisti e imprese specializzate. “Non vogliamo sostituire una grande fabbrica con un’altra, ma far crescere imprese capaci di lavorare oltre il singolo committente”.
Accanto alla costruzione navale, Confartigianato indica anche l’eolico offshore come possibile opportunità per alcune delle stesse aziende e professionalità, pur trattandosi di una filiera produttiva distinta.
La proposta di un Campus della navalmeccanica
Il progetto industriale dovrebbe essere accompagnato da un piano di formazione collegato alle reali esigenze delle imprese. Confartigianato richiama l’esperienza di Olbia, dove è stato attivato un corso universitario di Ingegneria Navale per rispondere alle necessità del distretto nautico. Taranto dispone già di un corso del Politecnico di Bari in Ingegneria Industriale e dei Sistemi Navali, considerato una possibile base per sviluppare un progetto più ampio.
La proposta è quella di creare un Campus della navalmeccanica e dell’economia del mare, con attività di progettazione, laboratori e ricerca applicata, coinvolgendo Politecnico, Marina Militare, Arsenale e imprese. “Non vogliamo soltanto costruire le navi a Taranto. Vogliamo contribuire a progettarle a Taranto”.
“Taranto sia nei programmi industriali, non solo nei tavoli di crisi”
Per Confartigianato, la questione non riguarda la richiesta di trattamenti di favore, ma la possibilità che il territorio venga valutato concretamente quando si programmano i nuovi investimenti strategici nazionali. “Non chiediamo a Fincantieri un favore, né al Governo una promessa. Chiediamo che Taranto venga valutata quando si decide dove far crescere l’industria italiana, non soltanto quando si cerca di contenere i danni di una crisi. Da troppi anni, a Taranto, contiamo il lavoro che rischiamo di perdere. È ora che la politica nazionale cominci a misurare anche quello che possiamo creare”.