Dal 9 ottobre sospesa l’area a caldo di Taranto. Fermata prevista anche a Genova e Novi Ligure. Il Governo prepara un decreto per tutelare i lavoratori
L’ex Ilva si avvicina a uno dei passaggi più delicati della sua storia industriale. Da venerdì 9 ottobre saranno sospese tutte le attività produttive dell’area a caldo dello stabilimento di Taranto, mentre entro il 15 novembre è prevista la fermata temporanea generale degli impianti di Genova e Novi Ligure. Ma la scadenza più preoccupante è quella del 25 ottobre, quando, in assenza di un provvedimento giudiziario favorevole, l’area a caldo tarantina potrebbe essere definitivamente spenta, senza possibilità di riavvio.
La comunicazione di Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria è arrivata proprio nel giorno dell’incontro a Palazzo Chigi tra Governo e organizzazioni sindacali sul futuro del gruppo siderurgico, provocando immediate reazioni politiche e istituzionali.
Taranto, gli impianti resteranno in riscaldo fino al 24 ottobre
La decisione dell’azienda deriva dal decreto della Corte d’Appello di Milano del 27 luglio e dal successivo rigetto della richiesta di sospensione dell’esecuzione, notificato il 5 ottobre. Nella nota trasmessa a Prefettura, enti locali e forze dell’ordine, Acciaierie d’Italia comunica che dal 9 ottobre l’area a caldo interromperà la produzione, mantenendo inizialmente gli impianti in modalità “hot stand-by”, ossia in riscaldo, nell’attesa della decisione della Corte di Cassazione.
Questo consentirà di preservare temporaneamente le condizioni necessarie per un eventuale riavvio. Il calendario indicato dall’azienda prevede però un ulteriore passaggio: se entro il 24 ottobre non arriverà una decisione favorevole, sarà sospeso anche il mantenimento in riscaldo, con lo spegnimento definitivo dell’area a caldo entro il giorno successivo.
Uno scenario che renderebbe impossibile, secondo quanto comunicato da AdI, la successiva ripartenza degli impianti interessati. Contestualmente, la società ha avanzato la richiesta di ricorso agli ammortizzatori sociali.
Decaro: “Tempismo che aggrava la tensione”
L’annuncio dell’azienda ha provocato la reazione del presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, che ha criticato soprattutto il momento scelto per comunicare la sospensione produttiva e il ricorso agli ammortizzatori sociali. “A poche ore dall’incontro del governo con i sindacati, Acciaierie d’Italia si affretta ad annunciare l’attivazione della cassa integrazione dei lavoratori con un tempismo che ha il solo effetto di aggravare la tensione in una situazione già drammatica e che rischia di ricadere solo sui lavoratori e sui territori dove lavorano”. Decaro ha espresso l’auspicio che il Governo riesca a scongiurare lo scenario prospettato dall’azienda.
Stop anche a Genova e Novi Ligure
La crisi non riguarda soltanto Taranto. Acciaierie d’Italia ha annunciato che entro il 15 novembre procederà alla fermata temporanea generale degli stabilimenti di Genova e Novi Ligure. Una decisione che ha provocato la dura reazione dei rispettivi sindaci, Silvia Salis e Rocchino Muliere. “L’annuncio di una serrata è del tutto inaccettabile”. Per Salis, si tratta di una prospettiva “insostenibile per le lavoratrici e i lavoratori, per Genova e Novi Ligure e per l’intera filiera siderurgica del nostro Paese”. Preoccupazione è stata espressa anche dai presidenti delle Regioni Liguria e Piemonte, Marco Bucci e Alberto Cirio, che hanno richiamato le conseguenze della possibile fermata anche per lo stabilimento di Racconigi e per l’intero comparto nazionale dell’acciaio.
Sindacati contrari alla chiusura
Le organizzazioni sindacali hanno ribadito la propria contrarietà alla prospettiva di uno spegnimento degli impianti, chiedendo che le conseguenze della crisi non vengano scaricate sui dipendenti. “I lavoratori hanno mostrato un grande senso di responsabilità e quindi bisognerebbe evitare che a pagare il prezzo di scelte e di errori che non sono dei lavoratori siano scaricate su tutte lavoratrici e lavoratori dell’ex Ilva”, ha dichiarato Michele De Palma, segretario generale della Fiom-Cgil.
Ancora più critica la posizione dell’Usb, che contesta l’impostazione complessiva della gestione della vertenza. “La strategia industriale di un Paese non la decide la magistratura”.
Il componente dell’esecutivo nazionale Sasha Colautti ha inoltre accusato il Governo di utilizzare le vicende giudiziarie come giustificazione per non affrontare le questioni industriali e occupazionali. “Il governo è molto abile nel muoversi dentro questo tipo di narrazione, noi sappiamo che questo è diventato un grande bell’alibi per non parlare dei problemi veri e di non parlare di quello che sta succedendo in questo momento a Taranto”.
Le prossime settimane saranno scandite dalle scadenze indicate da Acciaierie d’Italia: 9 ottobre per lo stop produttivo dell’area a caldo, 24-25 ottobre per l’eventuale spegnimento definitivo e 15 novembre per la fermata temporanea degli stabilimenti di Genova e Novi Ligure.