SLC-CGIL, FISTEL-CISL, UILFPC-UIL e UGL Telecomunicazioni denunciano il possibile spostamento di attività e chiedono l’intervento di Regione e MIMIT
Trecentocinquanta posti di lavoro a rischio e un nodo ancora tutto da chiarire sul futuro delle attività gestite da CallMat a Matera. I sindacati alzano il livello dello scontro e chiedono a TIM di spiegare se parte delle lavorazioni sia stata trasferita verso altri fornitori e altri territori, mentre nello stabilimento lucano resta aperta la prospettiva dei licenziamenti. A intervenire sono i segretari regionali Anna Russelli, Vincenzo Piccinni, Giovanni Letterelli e Pino Giordano di SLC-CGIL, FISTEL-CISL, UILFPC-UIL e UGL Telecomunicazioni.
“Chi sta prendendo in giro la Basilicata?”
“TIM, unitamente a chiunque altro abbia avuto o abbia responsabilità nelle decisioni che riguardano CallMat, deve spiegare cosa sta accadendo. Perché, mentre 350 lavoratori di Matera rischiano il licenziamento, ci vengono segnalate attività che fino a pochi mesi fa erano gestite da CallMat anche in uso esclusivo e che sarebbero state indirizzate verso un altro fornitore, con un incremento dell’organico in altri siti. Se questo riscontro sarà confermato, la situazione è gravissima e non può essere liquidata con una generica spiegazione sulla diminuzione dei volumi. TIM dice che i volumi diminuiscono. Allora perché le attività di Matera vengono spostate?”. Il punto contestato riguarda proprio la differenza tra quanto rappresentato ai tavoli ministeriali e le informazioni raccolte dalle organizzazioni sindacali sulle attività operative.
“Se i volumi sono diminuiti, TIM lo dimostri con i dati”
“Nei tavoli ministeriali TIM ha rappresentato una diminuzione dei volumi di attività. Nel frattempo, però, secondo le informazioni in nostro possesso, le Strutture Operative di TIM avrebbero indirizzato verso un altro fornitore parte del traffico telefonico e delle attività di back office che, fino a pochi mesi fa, venivano gestite da CallMat di Matera in maniera esclusiva. Paradossalmente, lo stesso fornitore avrebbe inoltre incrementato l’organico sui siti di Pomezia e Cagliari”.
Da qui la richiesta di trasparenza: “Se i volumi sono diminuiti, TIM venga al tavolo e lo dimostri con dati, numeri e documenti. Se, invece, esistono attività che continuano a essere svolte e vengono trasferite da un fornitore a un altro o da un territorio a un altro, allora qualcuno deve spiegare perché Matera debba essere sacrificata”.
“La Regione mette risorse per le famiglie”
I sindacati richiamano anche l’intervento della Regione Basilicata e dell’assessorato guidato da Francesco Cupparo, che ha messo in campo risorse e strumenti di sostegno per le famiglie coinvolte nella vertenza. “La Regione sta cercando di fronteggiare le conseguenze sociali ed economiche di una crisi occupazionale che rischia di colpire 350 lavoratori. E, contemporaneamente, secondo quanto denunciamo, TIM sembra snobbare proprio il sito di Matera, indirizzando altrove attività che fino a poco tempo fa venivano svolte sul territorio. È una situazione che riteniamo inaccettabile”. Per le sigle, non può essere la Regione a sostenere da sola gli effetti sociali della crisi senza che venga chiarito il quadro industriale che l’ha determinata.
“Bardi intervenga, il MIMIT convochi TIM”
L’appello viene rivolto direttamente al presidente della Regione Basilicata Vito Bardi. “Presidente Bardi, adesso bisogna farsi sentire. Con forza. Non è più sufficiente assistere alla vertenza. La Regione ha messo risorse per sostenere le famiglie dei lavoratori: ora deve pretendere chiarezza sulle scelte industriali che stanno determinando questa situazione. Chiediamo alla Regione Basilicata di intervenire formalmente presso il MIMIT e di chiedere la convocazione urgente di TIM”. Le organizzazioni chiedono inoltre che il ministero verifichi la situazione e che TIM chiarisca le proprie scelte industriali e occupazionali, anche alla luce della recente acquisizione da parte di Poste Italiane.
“Non aspetteremo che sia troppo tardi”
Nel documento sindacale compare anche un ulteriore fronte, quello giuridico. Le sigle annunciano la volontà di valutare la sussistenza dei presupposti per chiedere il riconoscimento dell’interposizione illecita di manodopera per i lavoratori che operano da anni in continuità per TIM. “A TIM avvertiamo sin d’ora che noi non giochiamo. Stante l’attuale situazione, valuteremo la sussistenza dei presupposti giuridici per richiedere il riconoscimento dell’interposizione illecita di manodopera per tutte le lavoratrici e tutti i lavoratori che operano, in regime di totale continuità, per TIM S.p.A. da circa vent’anni”.
“Abbiamo denunciato la situazione. Abbiamo chiesto il confronto. Abbiamo proclamato lo stato di agitazione. Abbiamo chiamato in causa Regione e MIMIT. Abbiamo chiesto a TIM di spiegare cosa sta accadendo. Ora attendiamo risposte: perché quando arriveranno le lettere di licenziamento non sarà più il momento di chiedersi cosa si sarebbe potuto fare. Sarà troppo tardi. Noi non aspetteremo che sia troppo tardi”.