Avrebbe compiuto 84 anni a novembre. Figlio del grande Valentino, è stato uno dei simboli della Grande Inter e protagonista con l’Italia tra l’Europeo del 1968 e il Mondiale del 1970
Il calcio italiano perde uno dei suoi volti più riconoscibili. È morto Sandro Mazzola, simbolo dell’Inter e protagonista di una generazione che ha scritto alcune delle pagine più importanti della storia sportiva azzurra. A novembre avrebbe compiuto 84 anni. Figlio di Valentino Mazzola, capitano del Grande Torino scomparso nella tragedia di Superga, Sandro riuscì a costruire una carriera autonoma e straordinaria nonostante il peso di un cognome già entrato nella leggenda.
Dagli inizi alla Grande Inter
A cogliere per primo le qualità del giovane Mazzola fu Benito Lorenzi, storico attaccante nerazzurro conosciuto come “Veleno”. Entrato nel settore giovanile dell’Inter, venne allenato nella Primavera da Giuseppe Meazza prima di approdare alla squadra guidata da Helenio Herrera.
Il debutto in Serie A arrivò il 10 giugno 1961 in una partita rimasta nella storia. Per protesta, il presidente Angelo Moratti decise di schierare contro la Juventus la formazione Ragazzi: i bianconeri vinsero 9-1, ma il diciottenne Mazzola realizzò su rigore il suo primo gol nel massimo campionato.
Herrera ne intuì presto le qualità, trasformandolo progressivamente da centravanti atipico in un giocatore offensivo capace di unire tecnica, visione di gioco e capacità realizzativa.
Una vita in nerazzurro
Il rapporto con l’Inter da calciatore durò fino al 1977. Mazzola chiuse la sua esperienza sul campo con 572 presenze e 162 reti complessive. Con la maglia nerazzurra conquistò quattro Scudetti, due Coppe dei Campioni e due Coppe Intercontinentali, diventando uno dei protagonisti della squadra che avrebbe segnato un’epoca sotto la guida di Herrera. L’ultima apparizione arrivò nella finale di Coppa Italia persa contro il Milan. Lasciando il terreno di gioco, Mazzola pronunciò la celebre citazione dantesca: “Vuolsi così colà dove si puote”.
L’Italia, Rivera e il trionfo europeo
La carriera di Mazzola è legata profondamente anche alla Nazionale. Esordì il 12 maggio 1963 a San Siro nella vittoria per 3-0 contro il Brasile di Pelé, segnando anche dal dischetto.
Dopo la delusione del Mondiale del 1966 e l’eliminazione contro la Corea del Nord, diventò uno dei punti di riferimento della squadra affidata a Ferruccio Valcareggi.
In quegli anni nacque anche la celebre “staffetta” con Gianni Rivera. Due campioni, simboli rispettivamente di Inter e Milan, che si divisero spesso il posto in campo ma condivisero alcune delle imprese più importanti della Nazionale.
Mazzola conquistò l’Europeo del 1968, vinto dall’Italia nella ripetizione della finale contro la Jugoslavia, e due anni più tardi raggiunse la finale dei Mondiali in Messico. In quel torneo gli azzurri superarono la Germania Ovest per 4-3 nella semifinale passata alla storia come la “Partita del Secolo”.
La sua esperienza in Nazionale terminò dopo il Mondiale del 1974: 70 presenze e 22 gol il bilancio con la maglia azzurra.
Il ritorno all’Inter da dirigente
Terminata la carriera da calciatore, Mazzola rimase legato al mondo del calcio anche con incarichi dirigenziali. Tornò all’Inter come direttore sportivo durante la presidenza di Massimo Moratti, dopo esperienze anche con Genoa e Torino. Tra le operazioni maggiormente legate alla sua esperienza dirigenziale resta l’arrivo in nerazzurro di Ronaldo nell’estate del 1997, uno dei trasferimenti più celebri della storia recente del club. Dalla Grande Inter alle notti della Nazionale, Sandro Mazzola lascia il ricordo di una carriera attraversata da trofei, rivalità storiche e alcune delle immagini più rappresentative del calcio italiano del Novecento.