Sette condanne, con pene comprese tra un anno e quattro mesi e otto anni di reclusione, sono state pronunciate nel processo ordinario scaturito dall’inchiesta sullo sfruttamento di giovani donne bulgare lungo la strada statale 101 Lecce-Gallipoli. Le pene decise dalla Corte d’Assise sono inferiori rispetto a quelle richieste dalla Procura.
Il collegio, presieduto dal giudice Pietro Baffa con Anna Lucia Zaurito a latere, ha escluso le contestazioni di tratta di esseri umani e riduzione in schiavitù. Le responsabilità sono state invece riconosciute, a seconda delle singole posizioni, per associazione per delinquere e per i reati connessi allo sfruttamento della prostituzione.
La condanna più severa, pari a otto anni e 1.200 euro di multa, è stata inflitta a un 26enne. Un 32enne è stato condannato a cinque anni e al pagamento di 1.200 euro, nonostante la Procura avesse chiesto nei suoi confronti una pena di vent’anni. La Corte ne ha riconosciuto la partecipazione all’associazione per delinquere, escludendo però il ruolo di promotore.
Per una 30enne sono stati stabiliti due anni e tre mesi di reclusione e 400 euro di multa, a fronte dei 15 anni richiesti dall’accusa. Anche per lei è stata esclusa una funzione direttiva all’interno del gruppo.
Un 28enne ha ricevuto una condanna a quattro anni e 600 euro di multa, ma è stato assolto dall’accusa di estorsione per non aver commesso il fatto. A un 36enne sono stati inflitti quattro anni e nove mesi di reclusione e una sanzione pecuniaria di 800 euro. Per quest’ultimo, alcune condotte inizialmente contestate come lesioni personali e sequestro di persona sono state riqualificate e ricondotte alla normativa sullo sfruttamento della prostituzione.
Condannati anche un 84enne, al quale sono stati inflitti tre anni di reclusione e 1.500 euro di multa, e un 53enne, destinatario di una pena di un anno e quattro mesi e di una multa da 400 euro. A quest’ultimo è stata concessa la sospensione condizionale della pena.
Per il 26enne e il 32enne sono state disposte l’interdizione perpetua dai pubblici uffici e l’interdizione legale. Il 28enne e il 36enne non potranno invece ricoprire incarichi pubblici per cinque anni. La sentenza prevede inoltre la confisca e la distruzione di quanto dovesse trovarsi ancora sotto custodia giudiziaria.
L’indagine aveva coinvolto complessivamente trenta persone. Ventidue erano state raggiunte dalle misure cautelari eseguite dagli agenti della Squadra mobile di Lecce, mentre per 26 indagati era stato chiesto il processo. Gran parte delle posizioni era stata definita attraverso il rito abbreviato o il patteggiamento; i sette imputati destinatari della nuova sentenza avevano invece scelto il rito ordinario.
Secondo la ricostruzione investigativa, alcune giovani bulgare sarebbero state condotte nel Salento con la promessa di un’occupazione e successivamente avviate alla prostituzione. Lecce avrebbe rappresentato il centro logistico delle attività del gruppo.
Le indagini si erano concentrate soprattutto sulla complanare della statale 101, nel territorio di Sannicola. Gli investigatori avevano raccolto elementi attraverso servizi di osservazione, intercettazioni telefoniche e ambientali, videoriprese e lo scambio di informazioni con l’autorità giudiziaria bulgara.
Gli accertamenti erano stati coordinati dalla sostituta procuratrice della Direzione distrettuale antimafia Giovanna Cannarile e dalle pubbliche ministere Erika Masetti e Rosaria Petrolo. Nel collegio difensivo figurano gli avvocati Luigi Corvaglia, Luca Puce, Cosimo D’Agostino, Loredana Pasca e Simone Viva.