Lorena Isceri era ancora viva quando è precipitata dal viadotto dell’A1 a Barberino del Mugello. È la prima, drammatica risposta arrivata dall’autopsia eseguita sul corpo della 45enne originaria di Squinzano, uccisa dall’ex compagno Federico Vella. Un elemento decisivo nella ricostruzione degli ultimi minuti di vita della donna: le percosse subite prima di essere caricata nel bagagliaio dell’auto non ne avevano provocato la morte. Lorena era ancora in vita quando raggiunse il viadotto.
È quanto sarebbe emerso già dall’esame esterno e dalla Tac eseguiti nell’ambito degli accertamenti medico-legali all’Istituto di Medicina legale di Firenze.
Proprio questo rappresentava uno dei principali interrogativi posti dalla Procura: stabilire se Lorena fosse morta in seguito alle violenze subite nelle fasi precedenti oppure se a provocarne il decesso fosse stata la caduta dal ponte. I primi riscontri indicano che la donna era ancora viva nel momento in cui venne scaraventata nel vuoto.
Resta ora da ricostruire con precisione la natura di tutte le lesioni riscontrate sul corpo. I medici legali dovranno distinguere quelle provocate dalla caduta da eventuali ferite precedenti e verificare quali possano essere ricondotte all’aggressione che, secondo la ricostruzione investigativa, sarebbe cominciata nel garage dell’abitazione fiorentina di Lorena.
La relazione definitiva richiederà più tempo. Le consulenti incaricate dalla Procura avranno infatti 90 giorni per depositare le conclusioni degli accertamenti, nelle quali saranno ricostruite nel dettaglio le cause della morte e la successione delle lesioni.
Il dato emerso dall’autopsia si inserisce in una sequenza che gli investigatori stanno progressivamente ricomponendo anche attraverso i filmati delle telecamere presenti lungo l’autostrada e la telefonata effettuata da Lorena al 112 mentre si trovava rinchiusa nel bagagliaio dell’auto.
Nonostante quanto aveva già subito, la 45enne riuscì infatti a recuperare un telefono e a chiedere aiuto, consentendo alle forze dell’ordine di seguire gli spostamenti della vettura. Quella telefonata rappresenta oggi uno degli elementi centrali dell’inchiesta.
Gli accertamenti riguardano anche Federico Vella. Sul corpo dell’uomo è stata disposta l’autopsia e saranno effettuati specifici esami tossicologici, destinati a stabilire se nelle ore precedenti al femminicidio avesse assunto droghe, psicofarmaci o altre sostanze in grado di incidere sulle sue condizioni psicofisiche.
Sul fronte investigativo, intanto, assume sempre maggiore rilievo anche il tema della premeditazione. La Procura di Firenze procede per sequestro di persona finalizzato all’omicidio e femminicidio aggravato dalla premeditazione, mentre vengono analizzati anche i telefoni sequestrati per ricostruire contatti, messaggi e spostamenti precedenti al delitto.
Gli investigatori vogliono stabilire quanto tempo prima Vella avesse maturato il proposito di raggiungere Lorena e se l’aggressione fosse stata preparata nei dettagli.
Conclusi gli accertamenti medico-legali, la salma della 45enne potrà essere restituita alla famiglia e fare ritorno nel Salento. Il trasferimento a Squinzano è atteso nelle prossime ore, mentre la comunità si prepara all’ultimo saluto. Nel giorno delle esequie il sindaco Mario Pede ha già annunciato la proclamazione del lutto cittadino.
Lorena tornerà così nel paese in cui era nata e al quale era rimasta profondamente legata. Ma prima dell’ultimo saluto, l’autopsia consegna all’inchiesta un elemento fondamentale: quando arrivò su quel viadotto Lorena era ancora viva