Per il giudice è stato decisivo il comportamento dopo lo schianto
Non sarebbe stato soltanto l’investimento a pesare sulla decisione del giudice, ma soprattutto ciò che sarebbe accaduto nei minuti successivi. Roberto Colitti, 22 anni, è stato trasferito in carcere nell’ambito dell’inchiesta sulla morte di Daniele Congedi, l’ingegnere 28enne travolto il 9 agosto lungo la provinciale che collega Ugento a Racale.
Il provvedimento cautelare è stato eseguito dai carabinieri della stazione di Racale dopo la decisione del gip Francesco Valente.
Secondo l’impostazione accolta dal giudice, il comportamento attribuito al giovane dopo l’impatto sarebbe indicativo di una particolare gravità della condotta. Nell’ordinanza si parla infatti di una «mancanza di qualsivoglia riguardo per la vita umana».
Per gli investigatori, dopo l’urto con la bicicletta, il 22enne non avrebbe attivato alcuna richiesta di soccorso. Al contrario, avrebbe raggiunto più volte il tratto di strada interessato dall’incidente, muovendosi tra l’auto e il luogo dello schianto.
Un comportamento che il gip ha valutato anche sotto il profilo del rischio di reiterazione, ritenendo non sufficiente una misura meno afflittiva.
È anche per questo motivo che non è stata accolta la richiesta di arresti domiciliari avanzata dalla difesa. Secondo il giudice, il giovane potrebbe tornare ad avere la disponibilità di un veicolo anche attraverso i propri familiari.
L’ordinanza arriva al termine di un primo passaggio davanti al gip, dopo che il pubblico ministero Luigi Mastroniani aveva chiesto l’applicazione della custodia cautelare e aveva confermato la propria posizione durante l’interrogatorio preventivo.
A Colitti vengono contestati l’omicidio stradale aggravato dalla fuga e l’omissione di soccorso.
La versione fornita dal giovane resta quella resa sin dalle prime fasi dell’inchiesta: non avrebbe compreso di aver investito una persona. Si era presentato ai carabinieri il giorno successivo all’incidente.
Il corpo di Daniele Congedi era stato individuato soltanto diverse ore dopo, in una zona di campagna a ridosso della carreggiata.
L’attività investigativa, intanto, prosegue su più livelli.
Uno riguarda gli accertamenti tossicologici. Nel sangue del 22enne era stata rilevata la presenza di cannabinoidi, ma Colitti ha sostenuto di averne fatto uso solo dopo l’incidente. Per chiarire la collocazione temporale dell’assunzione, la Procura ha disposto anche ulteriori analisi sui capelli.
Un secondo filone interessa invece i telefoni sequestrati. I consulenti stanno esaminando i dispositivi del giovane, dei familiari e del titolare del soccorso stradale intervenuto per recuperare la Lancia Y.
L’obiettivo è ricostruire contatti, spostamenti e comunicazioni avvenute nelle ore a cavallo dell’incidente.
Particolare attenzione sarà riservata anche alla bicicletta della vittima. Il 17 settembre verranno affidati nuovi accertamenti sulle impronte presenti sul mezzo e sulle tracce ematiche repertate sull’auto.
Gli investigatori vogliono comprendere se, dopo l’impatto, qualcuno possa aver toccato o spostato la bici prima dell’arrivo delle forze dell’ordine.