Squinzano, Lorena chiama il 112 dal bagagliaio: «Aiuto». Poi l’orrore sull’A1, l’ex la getta dal viadotto e si uccide

Scritto il 03/09/2026
da Maria Teresa Carrozzo

Ha cercato di salvarsi fino all’ultimo. Ferita, legata e rinchiusa nel bagagliaio di un’auto, Lorena Isceri è riuscita a trovare un telefono e a chiamare il 112. Una richiesta disperata di aiuto mentre quella macchina correva verso l’autostrada. Dall’altra parte qualcuno ha raccolto il suo grido e la polizia si è messa immediatamente sulle sue tracce. Ma quella corsa contro il tempo è terminata su un viadotto dell’A1, a Barberino del Mugello. Federico Vella, 36 anni, ex compagno della donna, l’avrebbe gettata nel vuoto prima di lanciarsi a sua volta.

Lorena era originaria di Squinzano, nel Salento, anche se da tempo viveva in Toscana. Ed è anche nella sua terra d’origine che, nel giro di poche ore, la notizia ha lasciato spazio allo sgomento.

Quella consumata nel pomeriggio di giovedì 3 settembre non è soltanto la storia di due persone trovate morte ai piedi di un viadotto. È la storia di una donna che aveva deciso di interrompere una relazione e che, secondo la prima ricostruzione investigativa, sarebbe stata vittima di un agguato dell’ex.

Tutto sarebbe cominciato a Firenze. Vella avrebbe atteso Lorena nei pressi della sua abitazione, l’avrebbe aggredita, immobilizzata e poi rinchiusa nel bagagliaio dell’auto. Da lì sarebbe iniziato il viaggio verso l’A1.

Ma Lorena non si è arresa.

Nel bagagliaio sarebbe riuscita a recuperare un telefono lasciato nello zaino dell’uomo. Ha composto il 112. Ha chiesto aiuto. Ha cercato di fornire elementi utili per essere localizzata e avrebbe contattato anche un amico. Poi il telefono ha smesso di rispondere.

Dalla sala operativa della Questura è partita immediatamente la ricerca dell’auto. Attraverso la localizzazione del dispositivo, gli agenti hanno seguito quella richiesta di soccorso fino all’autostrada. Una corsa contro il tempo per raggiungere Lorena mentre era ancora viva e stava tentando disperatamente di sottrarsi al suo aggressore.

Poi il viadotto.

Secondo quanto ricostruito finora, Vella avrebbe fermato l’auto lungo l’A1, nel territorio di Barberino del Mugello. Lorena sarebbe stata gettata nel vuoto. Poco dopo anche l’uomo si sarebbe lanciato dal ponte. L’autopsia disposta dalla Procura dovrà stabilire un particolare fondamentale: se Lorena fosse ancora viva nel momento in cui è precipitata oppure se fosse già stata uccisa.

Quando i soccorritori sono riusciti a raggiungere il fondo del viadotto non c’era più nulla da fare. I due corpi sono stati recuperati nell’area sottostante. Sul posto hanno lavorato Polizia stradale, Squadra mobile di Firenze e vigili del fuoco, mentre la Procura ha avviato gli accertamenti per ricostruire ogni passaggio delle ultime ore della donna.

E adesso assumono un significato ancora più inquietante anche i messaggi pubblicati sui social da Vella nelle settimane precedenti.

La relazione si sarebbe interrotta intorno alla metà di agosto. Il 12 agosto l’uomo aveva affidato a Instagram un lungo video composto dalle fotografie della coppia. In quel messaggio scriveva di averla persa e concludeva: «Sarò tuo anche se non posso più esserlo». Giovedì, prima dell’epilogo, sul suo profilo sarebbe comparso un ultimo, sinistro saluto: «Addio a tutti».

Fotografie di viaggi, cene, giornate trascorse insieme. Immagini che raccontavano pubblicamente una relazione e che oggi vengono inevitabilmente rilette alla luce di ciò che è accaduto. Ma dietro quelle fotografie c’era una separazione che Lorena aveva scelto e che l’uomo, secondo quanto emerge dalle prime ricostruzioni, non avrebbe accettato.

È questo l’elemento che impedisce di racchiudere quanto accaduto nella sola formula dell’“omicidio-suicidio”. Lorena Isceri è la vittima di un femminicidio. Una donna che aveva scelto di chiudere una relazione e che ha provato fino all’ultimo a chiedere aiuto.

Lorena non è rimasta in silenzio. Ha chiamato il 112. Ha cercato un amico. Ha provato a farsi localizzare. Ha fatto tutto ciò che poteva fare mentre era prigioniera di quell’auto.

Ed è forse proprio quel telefono stretto tra le mani dentro un bagagliaio, mentre cercava disperatamente qualcuno che potesse raggiungerla, l’immagine più dolorosa di questa storia.

Una voce che dice «aiuto» mentre fuori scorrono chilometri d’autostrada.

Una donna che vuole vivere.

E una corsa per salvarla che, tragicamente, non riesce ad arrivare in tempo.