L’europarlamentare interviene dopo l’omelia per Sant’Oronzo e invita a trasformare il richiamo alla partecipazione in un impegno concreto
Trasformare l’appello del Vescovo in un’occasione concreta di partecipazione e apertura alla società civile. È il messaggio lanciato dall’europarlamentare Valentina Palmisano dopo l’omelia pronunciata questa mattina a Ostuni durante la celebrazione in onore di Sant’Oronzo.
Al centro della riflessione, la domanda rivolta dal Vescovo alla comunità: “Che città vogliamo costruire?”. Un interrogativo che, per Palmisano, chiama in causa non soltanto chi ricopre incarichi politici, ma tutte le energie presenti sul territorio.
“Custodire il patrimonio e costruire il futuro”
Palmisano richiama il passaggio dell’omelia dedicato all’identità di Ostuni, alla sua eredità paesaggistica, architettonica, culturale e religiosa e alla responsabilità di preservarla. “Ha parlato della nostra Ostuni e della straordinaria eredità che abbiamo ricevuto: il paesaggio, la Città Bianca, la sapienza architettonica, le tradizioni, i percorsi di fede, l’accoglienza. Ma ci ha ricordato che ricevere un patrimonio così importante significa anche assumersi la responsabilità di custodirlo e di costruirne il futuro”. Nel messaggio del Vescovo, l’europarlamentare individua anche un richiamo al bene comune, allo sviluppo sostenibile e a una visione capace di guardare agli interessi dell’intera comunità.
L’invito alle energie della società civile
Particolare attenzione viene dedicata al passaggio sull’apologo di Iotam, tratto dal libro dei Giudici, che Palmisano interpreta come una riflessione sul rapporto tra responsabilità, servizio e disponibilità a impegnarsi nella vita pubblica. “E allora credo che una domanda dobbiamo porcela anche noi: quante energie positive della nostra Ostuni sono rimaste, per ragioni diverse, lontane dall’impegno diretto nella vita pubblica? Nella nostra città ci sono donne e uomini, giovani, professionisti, associazioni, imprenditori e tante persone che ogni giorno dimostrano competenza, capacità e amore per Ostuni. Persone che possono offrire idee, esperienza, creatività e nuove visioni per il futuro della città”.
Per l’europarlamentare, il compito della politica non può limitarsi a chiedere nuove disponibilità, ma deve creare le condizioni perché queste possano emergere. “Significa aprire le porte, ascoltare, costruire spazi autentici di partecipazione, superare personalismi e appartenenze quando queste diventano un ostacolo. Significa avere anche il coraggio di lasciare spazio a persone nuove”.
“Non trasformiamo queste parole in uno scontro politico”
Palmisano sottolinea inoltre il passaggio dell’omelia dedicato a un “cambiamento di stile”, precisando che il riferimento del Vescovo non riguardava gli schieramenti politici, ma l’esercizio democratico dei cittadini. “Non trasformiamo queste parole in un argomento di scontro tra maggioranza e opposizione. Sarebbe il modo più semplice per svuotarle del loro significato. Facciamone, invece, un’occasione di riflessione collettiva”.
L’europarlamentare chiude richiamando la necessità di valorizzare le competenze presenti nella città e di favorire un coinvolgimento più ampio nella vita pubblica. “Le forze sane, competenti e generose di Ostuni non devono restare ai margini. E chi già ricopre responsabilità politiche ha il dovere di favorire il loro coinvolgimento, non di temerlo. Le parole pronunciate nel giorno del nostro Sant’Oronzo saranno un faro per il mio agire e possono diventarlo per tutta la nostra comunità, se sapremo tradurle in comportamenti concreti. Perché il futuro di Ostuni non può essere affidato a una persona, a un partito o a uno schieramento. Ostuni ha bisogno di essere pensata, amata e costruita insieme”.