BARI – Una protesi vascolare sintetica biorigenerativa al posto del catetere venoso centrale: è la soluzione innovativa adottata al Policlinico di Bari per garantire l’accesso alla dialisi nei pazienti nei quali non è possibile realizzare una fistola arterovenosa nativa. Non si tratta più di una sperimentazione: ci sono i primi casi di successo a dimostrarlo. Una paziente di 57 anni in emodialisi, che non poteva essere sottoposta alla realizzazione della tradizionale fistola arterovenosa con vasi nativi, utilizza da circa due anni e mezzo il nuovo accesso vascolare, mantenendo una buona qualità di vita e potendo svolgere con maggiore libertà anche attività quotidiane come fare il bagno, senza le limitazioni legate alla presenza di un catetere venoso centrale. La soluzione adottata dall’équipe di Nefrologia, diretta da Loreto Gesualdo, ha consentito di garantire l’accesso alla dialisi attraverso una fistola arterovenosa protesica realizzata con un impianto sintetico biorigenerativo di nuova generazione, che viene progressivamente riassorbito e sostituito dai tessuti della paziente.
“L’azienda – spiega Gesualdo – ha partecipato a uno studio multicentrico sull’impiego di questa protesi. Il Policlinico sta già adottando protesi di seconda generazione per i pazienti. È arrivato il momento di investire in formazione, innovazione e ricerca. Abbiamo investito sugli accessi vascolari perché migliorare questo ambito significa migliorare concretamente la qualità di vita dei nostri pazienti”.
Al Policlinico di Bari protesi vascolare biosintetica per pazienti in dialisi
Scritto il 18/08/2026