TARANTO – Una rete assistenziale costruita attorno al paziente, attraverso il coordinamento tra Distretto sanitario, medico di medicina generale, infermieri, specialisti e strutture sanitarie. È quanto emerge dai primi approfondimenti della Asl di Taranto, dopo la segnalazione di Antenna Sud, sul percorso assistenziale di un paziente del territorio, sostenuto dall’avvocato Fabrizio Del Vecchio, della vicenda si era occupato anche il consigliere regionale Renato Perrini.
La denuncia è del figlio del paziente, costretto a farsi carico del materiale necessario per curare il padre, affetto da un grave quadro clinico compromesso dall’insorgenza di una severa infezione sistemica e privato di idonee terapie domiciliari. Un vero e proprio calvario quello illustrato dal figlio dell’uomo.
LA RISPOSTA DELLA ASL DI TARANTO
Secondo quanto ricostruito dall’azienda sanitaria, la presa in carico è stata tempestiva. Il Distretto ha attivato fin dalle prime fasi l’Assistenza domiciliare integrata (Adi), predisponendo, attraverso una valutazione multidisciplinare, un piano assistenziale individuale calibrato sulle necessità della persona.
Sono stati inoltre individuati e prescritti gli ausili necessari per garantire un’adeguata assistenza a domicilio e supportare il lavoro quotidiano di familiari e operatori.
Una parte rilevante del percorso ha riguardato la gestione delle lesioni da pressione, che ha richiesto medicazioni periodiche, materiali sanitari specifici e il coinvolgimento di diverse figure professionali. Il caso è stato seguito attraverso il raccordo tra medico di medicina generale, personale infermieristico, Distretto e specialisti aziendali.
La continuità dell’assistenza è stata mantenuta anche durante i periodi di ricovero. La rete territoriale ha infatti conservato il necessario collegamento con le strutture sanitarie, così da consentire la ripresa dell’assistenza domiciliare al momento delle dimissioni.
Nel corso del percorso clinico è stata valutata anche la possibilità di ricorrere a una terapia avanzata per il trattamento delle lesioni. La richiesta, riferisce la Asl, è stata trasmessa allo specialista aziendale competente, che, esaminata la documentazione disponibile, ha ritenuto in quella fase non sussistenti le condizioni per procedere con la specifica terapia, indicando contestualmente un trattamento locale ritenuto più appropriato.
La decisione, sottolinea l’azienda sanitaria, è stata quindi assunta sulla base di una valutazione clinico-specialistica e accompagnata dall’indicazione di un percorso terapeutico alternativo, garantendo la prosecuzione delle cure.
La Asl evidenzia come il caso rappresenti la complessità della presa in carico dei pazienti con bisogni assistenziali elevati: un lavoro fatto di valutazioni cliniche, procedure e comunicazioni tra professionisti, spesso poco visibile all’esterno, ma fondamentale per garantire continuità e appropriatezza delle cure.
L’azienda fa sapere infine di essere impegnata in ulteriori approfondimenti, con l’obiettivo di esaminare tutti gli aspetti della vicenda e fornire risposte complete, nel segno del miglioramento continuo dell’assistenza.