Laterza, indagine per la morte del bracciante indiano: PM chiede incidente probatorio

Scritto il 07/08/2026
da Lorenzo Ruggieri

Potrebbero essere raccolte a breve le testimonianze di sei colleghi di Sidhu Rajwinder, bracciante indiano deceduto sul lavoro lo scorso 25 maggio a Laterza. Il Pubblico Ministero Francesca Colaci, infatti, ha avanzato al GIP una richiesta di incidente probatorio, chiedendo l’assunzione della testimonianza di 6 lavoratori indiani.

Secondo il PM, infatti, sussisterebbe il rischio di dispersione della prova, essendo i sei lavoratori privi di fissa dimora, rispetto ai quali non sarebbero emersi elementi certi “da cui infierire uno stabile e duraturo insediamento” sul territorio italiano. I sei avevano già reso dichiarazioni alla polizia giudiziaria in seguito alla morte del 38enne ma il magistrato requirente ha chiesto al GIP di raccogliere le rispettive testimonianze sulla regolarità della loro posizione in Italia, sulle condizioni di lavoro, sulla loro retribuzione, sullo stato dei luoghi di lavoro, sulle attrezzature e sui loro alloggi.

Elementi che potrebbero risultare essenziali ai fini delle indagini nei confronti di 4 persone fisiche e due società, tra cui Giovanni e Carlo Giannico, attualmente detenuti per omicidio colposo, caporalato e inquinamento ambientale. I due, secondo gli inquirenti, avrebbero cagionato la morte di Sidhu Rajwinder “per negligenza, imprudenza e imperizia”. In particolare, avrebbero omesso di dotare il lavoratore dei previsti dispositivi di protezione individuale, impiegandolo in condizioni di scarsa visibilità alla conduzione di una pala meccanica caricatrice per la quale non avrebbe ricevuto alcuna formazione specifica.

Dopo un’intensa giornata lavorativa durata 12 ore, il 38enne indiano avrebbe ricevuto l’ordine di raccogliere i rifiuti plastici presenti in corrispondenza del piazzale antistante al capannone adibito a deposito. Sidhu Rajwinder, il quale avrebbe agito in condizioni di alterazione psicofisica per via dell’assunzione di sostanze alcoliche, avrebbe poi impattato con il mezzo contro una barriera di cemento, venendo sbalzato dalla pala meccanica e cadendo rovinosamente sul piano di calpestio, riportando lesioni mortali. Giovanni e Carlo Giannico, assistiti dagli avvocati Salvatore Maggio e Carlo Raffo, sono indagati per aver sottoposto i lavoratori extracomunitari a condizioni di sfruttamento, approfittando del loro stato di bisogno derivante dalla condizione di clandestinità sul territorio nazionale e del loro stato di povertà.

Tutti elementi che potrebbero essere approfonditi nel corso dell’incidente probatorio chiesto dal Pubblico Ministero.